Mittwoch, 27. Mai 2026
Von Lisa Pedicino
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Il 31 marzo 2026 ho partecipato alla festa della naturalizzazione della città di Zurigo. Insieme a me, nell’ultimo anno sono state naturalizzate oltre 3'600 persone. La città ci ha dato il benvenuto in Svizzera. Ma da quando siamo davvero benvenuti? E quando arriviamo davvero?
Abbiamo appena finito di cantare il salmo svizzero. La maggior parte prova a seguire le parole sul foglio con la melodia giusta. Tutti in piedi, la sala gremita inizia a svuotarsi, un paio di bambini piangono senza tregua. Il profumo dei Chäsechüechli invade l’aria. Le torri di tortini al formaggio, highlight della serata, vengono prese d’assalto. Io e Sofia seguiamo la scia del profumo per intercettare l’uscita del cibo e non perderci il resto. Ed è lì, nel tripudio di formaggio, che spuntano dei samosa: unico elemento a farsi strada nella diversità culinaria della serata. Le direttive per la sostenibilità ambientale hanno bandito Bratwurst e simili. L’odore di carne arrostita che pervade la città il 1. Agosto rimane un miraggio lontano.
I miei primi due anni a Zurigo sono stati avventurosi. Arrivata a 28 anni senza permesso di soggiorno, senza conoscere la lingua, senza amici, senza lavoro e senza casa, mi reggevano solo l’incoscienza della gioventù e la determinazione assoluta di farcela. Nei momenti difficili mi aggrappavo all’idea di un futuro che non sentivo più di avere a Roma, e che ora cercavo in un posto la cui struttura e il cui rigore sembravano somigliarmi di più. Ricordo nitidamente i due momenti in cui piansi di gioia. Dopo un anno: il primo contratto d'affitto, dopo cinque subaffitti, due valigie, una sedia e un’asta per i vestiti raccattate per strada e trascinate da una casa all’altra su tram e bus. Nina, la ragazza che mi aveva lasciato il suo appartamento per tre mesi e che poi decise di restare in montagna, mise una buona parola col proprietario e, nonostante nessuna garanzia, mi assicurò un tetto. Oggi mia figlia porta il suo nome. Il secondo scoppio di pianto arrivò due anni dopo: il mio primo contratto di lavoro che potesse definirsi tale. 2'740 CHF lordi al 60%. Era la prima volta che firmavo un contratto. Mi sembrò uno stipendio da nababbo. In Italia, nella redazione per cui lavoravo, prendevo 300 euro al mese in nero. Mi sentii così liberata che andai a fare la spesa senza guardare i prezzi, presi solo cibi biologici e mi sembrò, per un attimo, di essere finalmente arrivata.


La festa della naturalizzazione è, da quanto ho capito, un format standardizzato. Sullo sfondo, l'orchestra dei giovani zurighesi suona canti della tradizione popolare. Io e la mia amica Sofia abbiamo fatto tutto il percorso insieme, tra formulari e app di preparazione. Quella sera festeggiamo fianco a fianco. Nella sala immensa riconosco volti intravisti negli anni: compagni di corso di tedesco, persone incontrate nel contesto del lavoro, amici di amici. Il moderatore ci dà il benvenuto e racconta la storia di sempre: ci siamo impegnati, ce l’abbiamo fatta, ora siamo parte della Svizzera - e siamo dalla parte giusta. Perché la Svizzera è il miglior posto al mondo in cui vivere, e non potremmo desiderare di meglio. Poi parla la sindaca. A poche settimane dalla fine del suo mandato ricorda, per fortuna, che la naturalizzazione non è un privilegio ma un diritto. Sostiene l’iniziativa per la democrazia, non cita «No a una Svizzera da 10 milioni!». Ci ricorda che ora possiamo partecipare attivamente alla vita politica, non solo votando — oltre il 65% dei nuovi naturalizzati ha votato per il nuovo consiglio comunale, contro la media del 50% — ma anche candidandoci. In quel momento mi torna in mente la lista dei nuovi eletti: nessuno con un passato migratorio dichiarato. Sul palco salgono tre persone naturalizzate l’anno precedente. Le loro sono storie di successo: l’étoile dell’Opera di origini italiane, l’imprenditore del Kosovo, la professoressa tedesca. Le domande sono le solite stereotipate, soprattutto all’imprenditore che cerca di divincolarsi: ti senti più svizzero o albanese? Sono praticamente quasi nato qui, risponde. Si accenna alla procedura di naturalizzazione fallita due volte in Argovia, senza approfondire. Si parla delle “circostanze” dell’emigrazione della sua famiglia senza nominare la guerra. Quando sale il responsabile delle naturalizzazioni non mi aspetto più nulla. E invece mi sorprende: racconta la sua storia di naturalizzazione e quella del suo compagno cubano, con parole chiare e contestualizzate.
Negli ultimi giorni ho ripensato non solo ai momenti di gioia dell’inizio, ma anche ai più difficili. Due in particolare. Il primo: quando iniziai a capire gli altri, ma realizzai anche che non avrei mai padroneggiato la lingua al punto da farne il mio lavoro – in Italia ero una giornalista culturale. La lingua sarebbe stata il mio ostacolo più grande: per farmi amici, per costruire una rete, per avere un lavoro appagante. Io, che avevo il culto della lingua, che avevo lavorato nel linguaggio, dovetti accettarlo. Il secondo: quando passò l’iniziativa contro l’immigrazione di massa e mi chiesi cosa avrei dovuto fare per poter restare. Tornare indietro non era un’opzione - non perché non potessi, ma perché l’avrei vissuto come un fallimento più grande delle difficoltà che già stavo attraversando per costruirmi una nuova casa. Quando capii che l’effetto dell’iniziativa non sarebbe stato immediato e forse non mi avrebbe toccata direttamente, non provai sollievo. Da allora iniziai a chiedermi quando mi sarei sentita parte di questo posto, quando sarei stata accettata, quando avrei capito di essere davvero arrivata.


È il 9 maggio, torno dal “Tag der Zürcher:innen”. È la festa dell’appartenenza. Il punto di incontro resta per me soprattutto la sede della Fabbrica di Zurigo; è da sempre un luogo di accoglienza per grandi e piccoli, per la vecchia e la nuova generazione di immigrati, soprattutto spagnoli e italiani. Siamo ancora qui, a nutrire il dibattito sulla retorica della Überfremdung. Ho dovuto imparare presto questo termine che non conoscevo. Da cinquant’anni discutiamo la stessa narrazione, da destra e da sinistra: le persone con storia di migrazione ridotte a forza lavoro, a produttori di PIL, a ingranaggi necessari al sistema o, al contrario, a pesi che lo rallentano. Se non funzioni, se non produci, non esisti. La nuova generazione di italiani è stata spinta dalla crisi politica ed economica a cercare di nuovo, cinquant’anni dopo, un futuro in Svizzera. Con premesse e condizioni molto diverse. Ci hanno detto subito che eravamo dalla parte dei “migranti buoni”, che dovevamo ringraziare quelli arrivati prima di noi, che si erano dati da fare e ci avevano garantito un posto privilegiato nella storia della migrazione. Ed è vero: le strade della Svizzera sono il frutto del loro lavoro. Ma cosa fa di noi i migranti buoni, e cosa ci distingue da quelli cattivi? Da quando siamo diventati benvenuti? Cosa ci rende meno invisi di altri oggi, a differenza di cinquant’anni fa, quando “puzzavamo” ed eravamo trattati come bestie? Chi ci spinge a cavalcare la narrazione dei migranti privilegiati, fino al punto di rifiutare chi non si integra? Quando siamo stati trasformati nella prova vivente del successo delle politiche di integrazione? Quando abbiamo iniziato a rifiutare ogni critica al sistema, a non vedere più l’ingiustizia, a neutralizzare l’impegno politico, a doverci mostrare solo grati per ciò che riceviamo? E cosa ci dice che siamo finalmente arrivati: il passaporto, il conto in banca, la sensazione di casa? Mi guardo intorno e penso che ci sarà sempre una parte di me “disintegrata”, mai arrivata. Penso che questa sensazione di essere “arrivati a metà” non sia un limite personale, ma un dato politico.
Le nostre vite non sono eccezioni da celebrare una volta l’anno, ma parte integrante della società e del dibattito pubblico. Stiamo ancora imparando a costruire spazi in cui la migrazione non sia un tema da gestire e l’integrazione non sia un percorso individuale da monitorare, ma processi collettivi che riguardano tutti, istituzioni comprese. Forse è proprio questa mia parte disintegrata, quella che non si lascia incasellare, che oggi mi permette di vedere con più chiarezza. Perché appartenenza non significa fusione, né cancellazione delle differenze. Significa poter contribuire, partecipare, criticare, immaginare, sognare. Significa avere voce nel definire che cosa diventa la Svizzera mentre cresce, cambia, si trasforma. E mentre il Paese va a votare e discute ancora una volta di chi può entrare, di quanti possiamo essere, di come contenere ciò che non si vuole vedere, io penso che la vera domanda politica sia un’altra: che cosa vogliamo diventare insieme. Non quando “arriveremo”, ma come decideremo di stare insieme, con le nostre storie, le nostre fratture, le nostre possibilità.
Am 31. März 2026 habe ich an der Einbürgerungsfeier der Stadt Zürich teilgenommen. Gemeinsam mit mir wurden im vergangenen Jahr über 3'600 Menschen eingebürgert. Die Stadt hat uns in der Schweiz willkommen geheissen. Doch ab wann sind wir wirklich willkommen? Und wann kommen wir eigentlich an?
Wir haben gerade den Schweizerpsalm gesungen. Die meisten versuchen, den Worten auf dem Blatt mit der richtigen Melodie zu folgen. Alle stehen, der überfüllte Saal beginnt sich zu leeren, ein paar Kinder weinen ununterbrochen. Der Duft der verschiedenen Käse erfüllt die Luft. Türme aus Chäsechüechli, das Highlight des Abends, werden im Nu gestürmt. Sofia und ich folgen der Duftspur, um das Essen nicht zu verpassen. Und dort, im Käsetaumel, tauchen plötzlich Samosas auf: das einzige Gericht, das sich an diesem Abend seinen Weg durch die kulinarische Vielfalt bahnt. Die Nachhaltigkeitsrichtlinien haben Bratwürste und Ähnliches verbannt. Das Bratenaroma von grilliertem Fleisch, das am 1. August die Stadt erfüllt, bleibt ein ferner Traum.
Meine ersten zwei Jahre in Zürich waren abenteuerlich. Mit 28 kam ich ohne Aufenthaltsbewilligung, ohne Deutsch, ohne Freund:innen, ohne Arbeit und ohne Wohnung an. Getragen haben mich nur die Unbekümmertheit der Jugend und der absolute Wille, es zu schaffen. In schwierigen Momenten klammerte ich mich an die Vorstellung einer Zukunft, die ich in Rom nicht mehr sah und die ich nun an einem Ort suchte, dessen Struktur und Strenge mir näher schienen. Zwei Momente der reinen Freude erinnere ich glasklar. Nach einem Jahr: mein erster Mietvertrag, nach fünf Untermieten, zwei Koffern, einem Stuhl und einer Kleiderstange, die ich auf der Strasse gefunden und mit Tram und Bus von Wohnung zu Wohnung geschleppt hatte. Nina, die mir ihre Wohnung für drei Monate überlassen hatte und dann beschloss, in den Bergen zu bleiben, legte ein gutes Wort beim Vermieter ein und verschaffte mir trotz fehlender Garantien ein Dach über dem Kopf. Heute trägt meine Tochter ihren Namen. Der zweite Freudenanfall kam zwei Jahre später: mein erster Arbeitsvertrag, der diesen Namen verdiente. 2'740 Franken brutto bei 60 Prozent. Es war das erste Mal, dass ich überhaupt einen Arbeitsvertrag unterschrieb. Mir kam es vor wie ein Vermögen. In Italien hatte ich in der Redaktion, für die ich arbeitete, 300 Euro im Monat schwarz verdient. Ich fühlte mich so befreit, dass ich gleich einkaufen ging, ohne auf die Preise zu schauen, nur Bio-Lebensmittel kaufte und für einen Moment das Gefühl hatte, endlich angekommen zu sein.


Die Einbürgerungsfeier ist, soweit ich gehört habe, ein standardisiertes Format. Im Hintergrund spielt das Zürcher Jugendorchester Lieder aus der Volksmusik. Meine Freundin Sofia und ich haben den ganzen Prozess gemeinsam durchlaufen, zwischen Formularen und Lern-Apps. An diesem Abend feiern wir Seite an Seite. Im riesigen Saal erkenne ich Gesichter, die mir im Laufe der Jahre begegnet sind: ehemalige Deutschkursteilnehmende, Menschen aus der Arbeit, Freund:innen von Freund:innen. Der Moderator heisst uns willkommen und erzählt die immer gleiche Geschichte: Wir haben uns angestrengt, wir haben es geschafft, jetzt sind wir Teil der Schweiz – und auf der richtigen Seite. Denn die Schweiz sei der beste Ort der Welt zum Leben, und wir könnten uns nichts Besseres wünschen. Dann spricht die Stadtpräsidentin. Wenige Wochen vor dem Ende ihrer Amtszeit erinnert sie zum Glück, dass die Einbürgerung kein Privileg, sondern ein Recht ist. Sie unterstützt die Demokratie-Initiative, erwähnt aber nicht die «Keine 10-Millionen-Schweiz!»-Initiative. Sie erinnert uns daran, dass wir nun aktiv am politischen Leben teilnehmen können, nicht nur durch Abstimmen – über 65 Prozent der neu Eingebürgerten haben den neuen Gemeinderat gewählt, gegenüber rund 50 Prozent der stimmberechtigten Gesamtbevölkerung –, sondern auch durch eigene Kandidaturen. In diesem Moment fällt mir die Liste der letzten Gewählten ein: niemand mit einer deklarierten Migrationsgeschichte. Auf die Bühne treten jetzt drei Personen, die im Vorjahr eingebürgert wurden. Ihre Geschichten sind Erfolgsgeschichten: die italienischstämmige Opern-Etoile, der Unternehmer aus Kosova, die deutsche Professorin. Die Fragen sind die üblichen Klischees, besonders an den Unternehmer, der sich winden muss: Fühlst du dich mehr schweizerisch oder albanisch? Ich bin praktisch hier geboren, antwortet er. Das zweimal gescheiterte Einbürgerungsverfahren im Aargau wird gestreift, ohne darauf einzugehen. Der Moderator spricht von den „Umständen“ der Emigration seiner Familie, ohne den Krieg zu nennen. Als der Leiter der Einbürgerungen auf die Bühne kommt, erwarte ich nichts mehr. Und doch überrascht er mich: Er erzählt seine eigene Einbürgerungsgeschichte und die seines kubanischen Partners – klar, kontextualisiert, ohne Auslassungen.
In den letzten Tagen habe ich nicht nur an die Momente der Freude gedacht, sondern auch an die schwierigsten. Zwei besonders. Der erste: als ich begann, andere zu verstehen, aber realisierte, dass ich die Sprache nie so beherrschen würde, dass ich wieder in meinem Beruf arbeiten könnte – in Italien war ich Kulturjournalistin. Die Sprache würde mein grösstes Hindernis sein: um Freunde zu finden, ein Netzwerk aufzubauen, eine erfüllende Arbeit zu haben. Ich, die die Sprache verehrte, die mit Sprache gearbeitet hatte, musste das akzeptieren. Der zweite: als die Masseneinwanderungsinitiative angenommen wurde und ich mich fragte, was ich tun müsste, um bleiben zu können. Zurückzugehen war keine Option – nicht weil ich es nicht konnte, sondern weil es sich wie ein grösseres Scheitern angefühlt hätte als all die Schwierigkeiten, die ich bereits durchmachte, um mir ein neues Zuhause aufzubauen. Als ich verstand, dass die Auswirkungen der Initiative nicht sofort eintreten würden und mich vielleicht nicht direkt betreffen, verspürte ich keine Erleichterung. Seitdem frage ich mich, wann ich mich als Teil dieses Ortes fühlen würde, wann ich ganz akzeptiert wäre, wann ich verstehen würde, wirklich angekommen zu sein.


Es ist der 9. Mai, ich komme gerade vom Tag der Zürcher:innen zurück. Es ist das Fest der Zugehörigkeit. Der Treffpunkt bleibt für mich vor allem der Sitz von La Fabbrica die Zurigo; seit jeher ein Ort der Offenheit für Gross und Klein, für die alte und die neue Generation von Migrant:innen, besonders für Spanier:innen und Italiener:innen. Wir sind immer noch hier, um die Debatte über die Rhetorik der Überfremdung zu nähren. Diesen Begriff musste ich früh lernen. Seit fünfzig Jahren diskutieren wir dieselbe Erzählung, von rechts wie von links: Menschen mit Migrationsgeschichte werden auf Arbeitskraft reduziert, auf Produzent:innen des BIP, auf notwendige Zahnräde des Systems oder – im Gegenteil – auf Lasten, die es verlangsamen. Wenn du nicht funktionierst, wenn du nicht produzierst, existierst du nicht. Die neue Generation von Italiener:innen wurde durch die politische und wirtschaftliche Krise erneut dazu gedrängt, fünfzig Jahre später wieder eine Zukunft in der Schweiz zu suchen – mit ganz anderen Voraussetzungen und Bedingungen. Uns wurde sofort gesagt, wir gehörten zu den «guten Migrant:innen», wir müssten jenen vor uns danken, die hart gearbeitet hätten und uns einen privilegierten Platz in der Migrationsgeschichte verschafft hätten. Und es stimmt: Die Strassen der Schweiz sind wirklich das Ergebnis ihrer Arbeit. Aber was macht uns zu den guten Migrant:innen, und was unterscheidet uns von den schlechten? Seit wann sind wir willkommen? Warum gelten wir heute als weniger unerwünscht als vor fünfzig Jahren, als wir «stanken» und wie Tiere behandelt wurden? Wer drängt uns dazu, die Erzählung der privilegierten Migrant:innen mitzutragen, bis zu dem Punkt, an dem wir jene ablehnen, die sich «nicht integrieren»? Wann wurden wir zum lebenden Beweis für erfolgreiche Integrationspolitik gemacht? Wann haben wir begonnen, jede Kritik am System abzulehnen, die Ungerechtigkeit nicht mehr zu sehen, das politische Engagement zu neutralisieren und uns nur noch dankbar für das zu zeigen, was wir bekommen? Und woran erkennen wir, dass wir wirklich angekommen sind: am Pass, am Bankkonto, am Gefühl von Zuhause? Ich schaue mich um und denke, dass es immer einen Teil von mir geben wird, der «desintegriert» bleibt, nie ganz angekommen. Und ich glaube, dieses Gefühl des «halb Angekommenseins» ist kein persönlicher Mangel, sondern eine politische Tatsache.
Unsere Leben sind keine Ausnahmen, die man einmal im Jahr feiert, sondern integraler Bestandteil der Gesellschaft und der öffentlichen Debatte. Wir müssen immer noch lernen, Räume zu schaffen, in denen Migration kein zu verwaltendes Thema ist und Integration kein individueller Pfad zu monitoren, sondern kollektive Prozesse, die uns alle betreffen – primär die Institutionen. Vielleicht ist es gerade dieser desintegrierte Teil von mir, der sich nicht einordnen lässt, der mir heute mehr Klarheit schenkt. Denn Zugehörigkeit bedeutet weder Verschmelzung noch das Auslöschen von Unterschieden. Sie bedeutet beitragen, teilnehmen, kritisieren, imaginieren, träumen zu können. Sie bedeutet, eine Stimme zu haben bei der Frage, was die Schweiz wird, während sie wächst, sich verändert, sich neu erfindet. Und während das Land wieder einmal darüber diskutiert und abstimmt, wer eintreten darf, wie viele wir sein dürfen, und wie wird kontrolliert, was man nicht sehen will, denke ich, dass die eigentliche politische Frage eine andere ist: Was wollen wir gemeinsam werden. Nicht wann wir «ankommen», sondern wie wir entscheiden, miteinander zu leben – mit unseren Geschichten, unseren Brüchen, unseren Möglichkeiten.
Montag, 15. Juni 2026
Von Institut Neue Schweiz
Dieses Versprechen kennen wir alle. Es hat Generationen geprägt und erzählt von Fleiss, Disziplin, Aufstieg und persönlichem Erfolg. Viele Menschen sind mit dieser Vorstellung aufgewachsen. Sie hat Hoffnung gegeben und die Schweiz geprägt.
Als kollektiver Think & Act Tank entwickelt INES mit «swiss dream» neue Perspektiven auf Arbeit, Demokratie und Zusammenleben in der postmigrantischen Schweiz.


Freitag, 12. Juni 2026
Von Artan Islamaj
Früher zeigte die Nadel des Kompasses noch nach Norden – so erzählte es mir Nëna. Mensch zog den Kompass hervor, und gleich darauf stürzte die Nadelspitze sich auf das ornamentale N. Unbeirrbar. Jedes einzelne Mal.


Dienstag, 9. Juni 2026
Von Sandra King-Savić
At the ceremony where I became Swiss, someone handed me a cookbook. I was in my mid-teens. The person presenting it said, kindly, that now I could learn to cook real Swiss meals. It is the sort of gesture one cannot wave away. A gift is rarely only a gift. It carries a small theory of the person receiving it. This one assumed a lack - that I had arrived at the table without the means to feed myself properly - and proposed a curriculum for repairing it.


Dienstag, 2. Juni 2026
Von Sunčana Laketa
When you think of Switzerland, what do you actually imagine? This question matters more than it seems.


Mittwoch, 27. Mai 2026
Von Lisa Pedicino
Il 31 marzo 2026 ho partecipato alla festa della naturalizzazione della città di Zurigo. Insieme a me, nell’ultimo anno sono state naturalizzate oltre 3'600 persone. La città ci ha dato il benvenuto in Svizzera. Ma da quando siamo davvero benvenuti? E quando arriviamo davvero?


Donnerstag, 21. Mai 2026
Von Institut Neue Schweiz
Gemeinsam mit dem INES-Netzwerk haben wir eine postmigrantische Einordnung zur Initiative erarbeitet. Die Analyse zeigt, wie migrationspolitische Verschärfungen bestehende Ungleichheiten vertiefen, demokratische Teilhabe einschränken und gesellschaftliche Probleme ethnisieren, anstatt ihre strukturellen Ursachen zu bearbeiten.


Freitag, 15. Mai 2026
Von Tatiana Pinto Cardoso
Die Debatte rund um die sogenannte «10-Millionen-Schweiz» wirft grundlegende Fragen zu Demokratie, Zugehörigkeit und gesellschaftlichem Zusammenleben in der Neuen Schweiz auf.
INES bringt sich aus postmigrantischer Perspektive in diesen Diskurs ein. Bis zur Abstimmung veröffentlichen wir eine Blogreihe mit Analysen, historischen Einordnungen und Beiträgen zur aktuellen Debatte.


Donnerstag, 6. November 2025
Von Institut Neue Schweiz


Demokratie braucht Teilhabe - von allen die da sind.
Freitag, 10. Oktober 2025
Von Artan Islamaj
Erschienen im Magazin «Neue Wege» Nr. 5.25, August 2025. (Der Text wurde leicht bearbeitet).


Wenn ich auf Texte zurückschaue, die ich die letzten Jahre geschrieben habe, tauchen sie überall auf: die Achsen von «hier–dort», «wir–ihr», die Erzählungen vom «Dazwischen», von Zerrissenheit, von zeitgleichen Identitäten. Eigene und kollektive Wortschöpfungen entstanden: high-mate, heimaten, Da-zwischen-sein, ent-heimaten – weil wir nicht wussten, wie wir sonst über unsere Erfahrungen sprechen sollten: migrantisch, diasporisch, Second@, first generation, Other oder schweizerisch. Irgendwie nicht ganz abgrenzbar, irgendwie alles zugleich.
Immer mit der Frage konfrontiert: «A më mirë këtu, a atje?» – Ist’s besser hier oder dort?
Freitag, 19. September 2025
Von Institut Neue Schweiz


Am Samstag, 13. September 2025, eröffnete INES gemeinsam mit Mitstimme den Tag der Demokratie im Theater BAU3 in Basel. Unter dem Titel „Ohne Pass, mit Stimme?“ stand die Frage im Zentrum, wie Menschen ohne Schweizer Pass unsere Demokratie erleben und welche Perspektiven sie in den gesellschaftlichen Diskurs einbringen. Rund ein Drittel der Bevölkerung in Basel-Stadt lebt dauerhaft hier, trägt wesentlich zum gesellschaftlichen Wohlstand bei – und ist dennoch vom Stimm- und Wahlrecht ausgeschlossen.
Dienstag, 26. August 2025
Von Artan Islamaj


Vor genau rund einem Monat fand das Kick-Off der FRB zur Nationalen Strategie gegen Rassismus und Antisemitismus statt – und wir waren mit dabei. Unser Co-Direktor, Artan Islamaj, durfte im Plenum die Zivilgesellschaft repräsentieren und steuerte folgenden Beitrag als Pitch zur Konferenz bei:
Mittwoch, 23. April 2025
Von Institut Neue Schweiz
Q&A mit der neuen INES Co-Geschäftsführung!
Pünktlich zum Start in eine neue Strategiephase begrüssen wir unsere neue Co-Geschäftsführung: Artan Islamaj (AI) und Lisa Pedicino (LP).
Mit ihnen gewinnt INES nicht nur an neuer Fachexpertise – u.a. in den Bereichen Vermittlung, Kultur, Literatur, Kommunikation, Community-Arbeit, Management, Gleichstellung und Diversität – sondern auch an Perspektiven, Ideenreichtum und gelebtem Wissen.
Im folgenden Questions and Answers hast du die Möglichkeit, sie kennenzulernen.
Montag, 9. September 2024
Von Stefanie Kurt


Die Erlangung des Schweizer Passes lässt sich sinnbildlich mit der Teilnahme an einem Marathon mit Hürden vergleichen. Der Marathon, als die längste Laufdisziplin in der Leichtathletik, repräsentiert die erforderliche Aufenthaltsdauer für eine ausländische Personen, um einen Antrag auf eine Einbürgerung zu stellen. Gleichzeitig verdeutlicht der Hürdenlauf die Herausforderungen, welche gemeistert werden müssen. Dank der Ausdauer und dem erfolgreichen Meistern der Hürden erhält die ausländische Person mit der Querung der Ziellinie den Schweizer Pass.
Montag, 8. Juli 2024
Von Kijan Espahangizi


Das Thema Integration polarisiert. Es gibt verschiedene Vorstellungen davon, was Integration bedeutet. Das prägt auch die Debatte um Einbürgerung in der Schweiz. Die einen finden, das Bürgerrecht stelle den krönenden Abschluss eines langen Integrations- und Anpassungsprozesses dar, den eingewanderte Menschen durchlaufen müssen, bevor sie als vollwertige Mitglieder der Gesellschaft anerkannt werden können. Die anderen verstehen Integration weniger als individuelle Anpassung, denn als Teilhabe an Gesellschaft. Diese zu ermöglichen, läge auch in der Verantwortung der Aufnahmegesellschaft, etwa durch Zugang zu gleichen Rechten. Aus dieser Sicht stellt die Einbürgerung eine wichtige Voraussetzung dar, um Integration leisten zu können. Wieder andere, gerade in der zweiten und dritten Generation, empfinden die ganze Integrationsdebatte als Zumutung, ja zuweilen sogar als rassistisch – als sei man nicht schon längst in der Schweiz heimisch, selbst wenn man noch keinen roten Pass hat. Alle sprechen von Integration, meinen aber unterschiedliche Dinge.
Donnerstag, 27. Juni 2024
Von Simone Prodolliet


Die Forderung nach einem Recht auf Einbürgerung sei zu radikal, geben unterschiedliche Kreise zu bedenken. Da sind zum einen jene, die befürchten, ein solches Ansinnen verschrecke das «Volk» und führe zu einer niederschmetternden und haushohen Ablehnung an der Urne. Womit man gar nichts erreicht hätte; im Gegenteil laufe man Gefahr, bei den Bemühungen um Erleichterungen bei der Einbürgerung hinter das bisher Erreichte zurückgeworfen zu werden.
Montag, 17. Juni 2024
Von Georg Kreis


Das Bürgerrecht wird heute vor allem in Hinblick auf aktuelle Fragen diskutiert. Dabei bietet der Blick in die Geschichte ein besseres Verständnis der heutigen Herausforderungen.
Donnerstag, 6. Juni 2024
Von Barbara von Rütte


Erschienen im Rahmen der INES Publikation «Argumentarium für eine Neues Bürgerrecht», 20.April 2024.
Die französische Version des „Argumentaire pour une nouvelle citoyenneté“ wird in den nächsten Wochen nach und nach auf dem Blog veröffentlicht und wird im Herbst in Lausanne Teil einer öffentlichen Veranstaltung sein, bei der auch die gedruckte Version vorgestellt wird. Weitere Informationen folgen vor den Sommerferien im Juni. Bei Fragen oder Interesse können Sie sich an die Projektverantwortlichen Giorgia Piffaretti oder Maria-Cecilia Quadri wenden.
Bürgerrecht hat als Mitgliedschaft in einem Staat notwendigerweise eine ein- und ausschliessende Funktion. Aus rechtlicher Sicht gehört eine Person zu einem Staat – oder im Falle von Menschen mit Doppel- oder Mehrfachbürgerrecht zu mehreren Staaten – aber nicht zu allen anderen Staaten. Jemand hat diesen Pass, aber nicht einen anderen. Jemand kann dort politische Rechte ausüben, aber nicht hier.
Donnerstag, 23. Mai 2024
Von Rohit Jain


Erschienen im Rahmen der INES Publikation «Argumentarium für eine Neues Bürgerrecht», 20. April 2024.
Sie kennen vielleicht dieses Bild: Am Wahl- oder Abstimmungssonntag sitzen die Parteipräsident:innen in der «Elefantenrunde» des Schweizer Fernsehens zusammen und deuten den Volkswillen: «Das Volk» hat das gesagt, es denkt und tickt so und so. Ich frage mich dann jeweils: Wer ist eigentlich dieses «Volk», über das alle sprechen? Und warum macht sich niemand ernsthaft Sorgen um eine Demokratie, in der über ein Viertel der Bevölkerung, also über zwei Millionen Menschen, wegen ihrer Herkunft oder – zumindest indirekt – wegen ihrer Hautfarbe auf nationaler Ebene keine politische Rechte haben?
Freitag, 26. April 2024
Von Institut Neue Schweiz INES


Schweizer Demokratie in der Sackgasse? Der Think Tank Institut Neue Schweiz INES veröffentlicht das Argumentarium für ein Neues Bürgerrecht, und ist seit der Vernissage vom 20. April 2024 in der Prozessbar in Bern hier auf der Webseite zugänglich. Nach Anfrage oder an Veranstaltungen von INES sind gedruckte Exemplare erhältlich. Im Herbst erscheint in der Romandie die französische Version. Abonniere den Newsletter und bleibe so auf dem Laufenden!
Montag, 15. Mai 2023
Von Kijan Malte Espahangizi
Erschienen im Magazin «NZZ Geschichte» Nr. 45, April 2023 (Der Text wurde leicht bearbeitet, Bilder ergänzt)


Als man 1971 im Iran mit viel Pomp 2500 Jahre Monarchie feiert, werden Ulrike Löttgen und Kambiz Espahangizi in Deutschland ein Paar. Als sich meine Eltern verliebten, hatten sie Klischees über ihre Herkunftsländer im Kopf. Ist die Liebesgeschichte zwischen dem «Mädchen aus Germany» und dem «persischen Prinzen» deswegen ein kitschiges Missverständnis oder gar ein historischer Fehler? Müsste ihre Liebe gar «dekolonisiert» werden? Und was hiesse dies für die globalhistorischen Verflechtungen der Moderne, die die beiden zusammengeführt haben? Diese Fragen betreffen mich sehr direkt, denn ohne die unwahrscheinliche emphasized textLiebesgeschichte meiner Eltern würde ich nicht existieren.
Montag, 1. Mai 2023
Von Migmar Dhakyel


Erstpublikation: Denknetz Ausgabe Bedeutungsvolle Wahl, April 2023
Die Schweiz rühmt sich gern als urdemokratisches Land. Hier dürfen alle über alles mitreden und mitentscheiden. Doch mindestens ein Viertel der Bevölkerung wird von der Mitsprache ausgeschlossen. Es sind Menschen, die keinen Schweizer Pass besitzen. Wer sind diese Menschen und wieso wird ihnen das schweizerische Bürgerrecht verwehrt? Und: Bedeutet demokratische Teilhabe, über Gesetze abzustimmen und Parteien zu wählen, oder gehört da mehr dazu? Wie sieht eine Demokratie aus, die die migrantische Unterschicht miteinbezieht?
Mittwoch, 28. September 2022
Von Liliane Denise Minder


Das Institut Neue Schweiz INES möchte dazu beitragen, Wege zu finden, wie wir mit vergangenem Unrecht sowie den Kämpfen dagegen umgehen. INES veranstaltet dazu am 22. Oktober in der Kaserne Basel in Zusammenarbeit mit dem Kollektiv «Schwarzenbach Komplex» einen Anlass und unterstützt tags darauf im Theater Neumarkt ein Podium zur Erinnerungskultur . Zudem veröffentlicht INES die Podcastgespräche «memleket – stimmen der neuen Schweiz». In diesem Blog schreibt die Juristin Liliane Denise Minder in einem persönlichen sowie wissenschaftlichen Beitrag über die Möglichkeit, Wiedergutmachung für vergangenes Unrecht juristisch einzufordern.
Samstag, 23. April 2022
Von Rahel El-Maawi, Rohit Jain, Franziska Schutzbach, Tarek Naguib


Die Arbeit des Institut Neue Schweiz INES ist vom Wunsch geprägt, laufende Debatten zu Migration, Diversität und Antirassismus zu dokumentieren, verschiedene Ansätze in Austausch zu bringen und offene strategische Fragen zu diskutieren. Im folgenden Gespräch thematisieren Rahel El-Maawi, Franziska Schutzbach, Tarek Naguib und Rohit Jain Fragen rund um Identitätspolitik, Repräsentation und Intersektionalität und verbinden diese miteinander. Ein Blogbeitrag in zwei Teilen. Zum Teil 2 des Gesprächs zu Antirassismus in the Making.
Freitag, 25. Februar 2022
Von Tino Plümecke & Linda Supik


Der Anstieg der Todesfälle bei Menschen ohne Schweizer Pass ist mit 21,8 Prozent während des Pandemie-Jahres 2020 fast doppelt so hoch wie der von Menschen mit Schweizer Staatsangehörigkeit. Während die Sterberate bei Frauen mit Schweizer Staatsangehörigkeit in den untersuchten Altersgruppen 45- bis 64-Jährige und 65- bis 74-Jährige leicht abnahmen, stiegen die Sterberaten bei Frauen mit ausländischer Staatsangehörigkeit im Vergleich zum Vorjahr deutlich an. Dies ergibt eine Auswertung der statistischen Daten des Bundes durch unsere Gastautor*innen Tino Plümecke und Linda Supik.
Donnerstag, 23. Dezember 2021
Von Institut Neue Schweiz


In diesem letzten Blog-Beitrag im 2021 geben wir einen Einblick in die vier Vernissagen zum jüngst erschienenen HANDBUCH NEUE SCHWEIZ. Uns war es wichtig, Themen aufzugreifen, die das Institut Neue Schweiz INES auch im kommenden Jahr beschäftigen werden: ein neues Bürgerrecht, eine vielstimmige Bürger:innenschaft, diskriminierungsfreie Teilhabe und eine Schweiz, die für ihr globales Handeln Verantwortung übernimmt.
Montag, 29. November 2021
Von Institut Neue Schweiz


Das HANDBUCH NEUE SCHWEIZ (Diaphanes Verlag) ist ab sofort im Buchhandel erhältlich - voller Migration, Vielfalt und Mehrfachzugehörigkeit. Es schafft eine vielstimmige Plattform, die zum Nachdenken, zum Gespräch und zur Diskussion einladen möchte - und die vor allem Mut machen soll: solidarisch und selbstkritisch. Wer sich ein Bild machen möchte, kann hier die Einleitung lesen.
Freitag, 10. September 2021
Von Anisha Imhasly


An einem Samstagnachmittag anfangs Juni fanden sich rund fünfzig Menschen in der Gessnerallee Zürich ein, um auf Einladung von INES unter dem Titel „Demokratie und Vielfalt in der Kultur – eine kulturpolitische Debatte“ zu erfahren, wie es um diese Vielfalt in der Kultur bestellt ist. Dies vor dem Hintergrund eines zentralen Anliegens seitens INES: Nämlich, dass sich die demografische Realität der Schweiz in seinen Institutionen – etwa in Politik und Verwaltung, Recht, Medien, Bildung und Kultur – viel stärker abbilden muss. Was hier folgt, ist eine subjektive Einordnung der Diskussionen bzw. einige weiterführende Gedanken zum Thema.
Sonntag, 30. Mai 2021
Von Institut Neue Schweiz und Demokratische Juristinnen und Juristen Zürich


In der Schweiz können seit je her Menschen, die hier geboren und aufgewachsen sind, ausgeschafft werden. Nur weil sie den Schweizer Pass nicht besitzen. Mit Annahme der Ausschaffungsinitiative und Verschärfungen im Bürgerrecht hat sich die Situation noch mehr verschlechtert. Rechtsanwalt Babak Fargahi, Filmhistorikerin Marcy Goldberg, Buket Bicer-Zimmermann, Schwester eines in die Türkei ausgeschafften Secondo, und Ständerat Paul Rechsteiner haben am 24. Mai 2021 im Rahmen der Veranstaltungsreihe Kosmopolitics über diese Missstände gesprochen. Hier kann das Video angesehen werden.
Freitag, 30. Juni 2023
Von Tarek Naguib


Um den Herausforderungen der Zukunft zu begegnen, braucht es laut INES eine verfassungsrechtliche Regelung, welche ein Gesetz zur Bekämpfung von Diskriminierung und Förderung der Gleichstellung verlangt. In diesem Sinne entwickelte INES-Co-Geschäftsleiter und Jurist Tarek Naguib eine Vorlage für ein Rahmengesetz zur Bekämpfung jeder Form von Diskriminierung.
Dienstag, 2. März 2021
Von Institut Neue Schweiz


Die Neue Schweiz ist längst da – voller Migration, Vielfalt und Mehrfachzugehörigkeit! Sie muss nur sichtbar und erfahrbar gemacht werden. Das HANDBUCH NEUE SCHWEIZ, das voraussichtlich im Herbst 2021 erscheint, bietet eine Standortbestimmung zu laufenden postmigrantischen, rassismuskritischen und intersektionalen Debatten und Visionen und vereint visionäre Essays, biografische Stories und literarische Texte mit einer Vielfalt von künstlerischen Bildbeiträgen. Ein Glossar und Random Facts versammeln praktische Werkzeuge für alltägliche und fachliche Gespräche und Debatten.
Freitag, 1. Mai 2020
Von INES Institut Neue Schweiz


Die Corona-Pandemie ist nicht nur eine gesundheitliche, sondern auch eine soziale und wirtschaftliche Krise. Viele Menschen sind von Arbeitslosigkeit bedroht, werden auf Sozialhilfe angewiesen sein und müssen Schulden aufnehmen, auch in der Schweiz. Das hat massive finanzielle und soziale Auswirkungen, aber auch – was viele nicht wissen – rechtliche Folgen. Bei Entscheiden zum Aufenthaltsstatus und zur Einbürgerung spielt das Kriterium ›wirtschaftliche Integration‹ eine massgebliche Rolle. Die Corona-Pandemie ist auch deswegen für viele eine existenzielle Bedrohung. Dies betrifft potenziell ein Viertel der Wohnbevölkerung, die kein Schweizer Bürgerrecht haben, aber das Land tagtäglich mittragen und mitgestalten.
Montag, 16. Januar 2023
Von Institut Neue Schweiz


Eine Runde der Schweizer Think-Tanks und Foresight Organisationen ist 2022 zusammengekommen, um über die Herausforderungen für die Demokratie zu diskturieren. Das Treffen fand auf Einladung der Stiftung Mercator Schweiz und der Schweizerischen Gemeinnützigen Gesellschaft statt. Ziel war es, offensichtliche wie verborgene Entwicklungen zusammenzutragen sowie konkrete Massnahmen zur Stärkung und Entwicklung der Demokratie der Schweiz zu identifizieren.
Donnerstag, 24. August 2023
Von Inés Mateos


Mit dem ersten Standort in der Tour de Nouvelle Suisse hat INES in Basel verschiedene Öffnungsprozesse von Institutionen angestossen und die Volkshochschule beider Basel (VHSBB) bei den ersten Öffnungsschritten begleitet. Dafür initiierte die VHSBB mit Unterstützung von INES einen diversitätsorientierten Transformationsprozess. Dabei geht es der VHSBB darum, der grossen Vielfalt der Basler Gesellschaft Rechnung zu tragen – in Basel haben 53% der Bevölkerung einen Migrantionshintergrund – aber auch dezidiert darum, sich selber so zu verändern, dass sie für diese heterogene Gesellschaft zukunftsfähig wird.
Donnerstag, 16. November 2023
Von Migmar Dolma


Erstpublikation: WOZ, 10. November 2023
In Ihrer neuen Kolumne schreibt INES-Vorstandsmitglied, Kolumnistin und Gewerkschafterin Migmar Dolma über den nuancierten Unterschied zwischen "Schweizerin" und "Schweizer Bürgerin". Wo erkennt sie die Differenz zwischen misstrauischen Blicken im Zug und unerwarteten Privilegien im Ausland? Was hat dies mit der vollwertigen demokratischen Teilhabe und unser Bürgerrecht zu tun? Ein eindringlicher Appell, das Bürgerrecht zu demokratisieren, um eine inklusivere Schweiz zu schaffen.
Dienstag, 8. August 2023
Von Inés Mateos


Im Herzen von Basel, in der Sekundarschule Holbein treffe ich mich mit Luca Preite und Berfim Pala, Dozent und Ex-Studentin. Berfim arbeitet inzwischen als Lehrerin hier. Luca Preite war ihr Dozent an der Hochschule und hat die Masterarbeit von Berfim betreut. In ihrer Abschlussarbeit untersucht Berfim die Benachteiligung in der Schule von Kindern und Jugendlichen mit Migrationshintergrund. Sie zeigt darin nicht nur Diskriminierungsformen auf, sondern fragt auch nach dem Widerstand der Benachteiligten dagegen, thematisiert die Grenzen der Selbstermächtigung und was gesellschaftlich zu tun ist. Darum soll es auch in unserem Gespräch gehen.


Dienstag, 25. Juli 2023
Von INES Institut Neue Schweiz
Menschen mit Migrationsgeschichte und Rassismuserfahrung sind in den Medien stark unterrepräsentiert. Zunehmend mehr Initiativen nehmen diese Missstände als Anlass, eigene Projekte aufzubauen. In einer Reportage des Tagesanzeiger geht die Journalistin Aleksandra Hiltmann mit Baba News, We Talk. Schweiz ungefiltert und INES der Frage nach, wie Menschen mit Migrationsgeschichte die Medienlandschaft verändern wollen?
Montag, 17. Juli 2023
Von Katharina Morawek


INES-Vorstandsmitglied Katharina Morawek ist Co-Autorin einer aktuellen Studie zur Frage der Erinnerungskultur im Auftrag der Stadt Zürich. Darin beschreiben die Autorinnen, was «Erinnerungskultur» bedeutet und geben einen Überblick zu Akteur:innen, Anliegen, Ressourcen und Handlungsmöglichkeiten. Abschliessend formulieren sie Herausforderungen und Potenziale. Die Studie bietet Anlass, einen im Handbuch Neue Schweiz verfassten Beitrag von Katharina Morawek zum Thema als Blog zu veröffentlichen.
Montag, 15. Juni 2026
Von Institut Neue Schweiz
Dieses Versprechen kennen wir alle. Es hat Generationen geprägt und erzählt von Fleiss, Disziplin, Aufstieg und persönlichem Erfolg. Viele Menschen sind mit dieser Vorstellung aufgewachsen. Sie hat Hoffnung gegeben und die Schweiz geprägt.
Als kollektiver Think & Act Tank entwickelt INES mit «swiss dream» neue Perspektiven auf Arbeit, Demokratie und Zusammenleben in der postmigrantischen Schweiz.


Dienstag, 9. Juni 2026
Von Sandra King-Savić
At the ceremony where I became Swiss, someone handed me a cookbook. I was in my mid-teens. The person presenting it said, kindly, that now I could learn to cook real Swiss meals. It is the sort of gesture one cannot wave away. A gift is rarely only a gift. It carries a small theory of the person receiving it. This one assumed a lack - that I had arrived at the table without the means to feed myself properly - and proposed a curriculum for repairing it.


Mittwoch, 27. Mai 2026
Von Lisa Pedicino
Il 31 marzo 2026 ho partecipato alla festa della naturalizzazione della città di Zurigo. Insieme a me, nell’ultimo anno sono state naturalizzate oltre 3'600 persone. La città ci ha dato il benvenuto in Svizzera. Ma da quando siamo davvero benvenuti? E quando arriviamo davvero?


Freitag, 15. Mai 2026
Von Tatiana Pinto Cardoso
Die Debatte rund um die sogenannte «10-Millionen-Schweiz» wirft grundlegende Fragen zu Demokratie, Zugehörigkeit und gesellschaftlichem Zusammenleben in der Neuen Schweiz auf.
INES bringt sich aus postmigrantischer Perspektive in diesen Diskurs ein. Bis zur Abstimmung veröffentlichen wir eine Blogreihe mit Analysen, historischen Einordnungen und Beiträgen zur aktuellen Debatte.


Freitag, 10. Oktober 2025
Von Artan Islamaj
Erschienen im Magazin «Neue Wege» Nr. 5.25, August 2025. (Der Text wurde leicht bearbeitet).


Wenn ich auf Texte zurückschaue, die ich die letzten Jahre geschrieben habe, tauchen sie überall auf: die Achsen von «hier–dort», «wir–ihr», die Erzählungen vom «Dazwischen», von Zerrissenheit, von zeitgleichen Identitäten. Eigene und kollektive Wortschöpfungen entstanden: high-mate, heimaten, Da-zwischen-sein, ent-heimaten – weil wir nicht wussten, wie wir sonst über unsere Erfahrungen sprechen sollten: migrantisch, diasporisch, Second@, first generation, Other oder schweizerisch. Irgendwie nicht ganz abgrenzbar, irgendwie alles zugleich.
Immer mit der Frage konfrontiert: «A më mirë këtu, a atje?» – Ist’s besser hier oder dort?
Dienstag, 26. August 2025
Von Artan Islamaj


Vor genau rund einem Monat fand das Kick-Off der FRB zur Nationalen Strategie gegen Rassismus und Antisemitismus statt – und wir waren mit dabei. Unser Co-Direktor, Artan Islamaj, durfte im Plenum die Zivilgesellschaft repräsentieren und steuerte folgenden Beitrag als Pitch zur Konferenz bei:
Montag, 9. September 2024
Von Stefanie Kurt


Die Erlangung des Schweizer Passes lässt sich sinnbildlich mit der Teilnahme an einem Marathon mit Hürden vergleichen. Der Marathon, als die längste Laufdisziplin in der Leichtathletik, repräsentiert die erforderliche Aufenthaltsdauer für eine ausländische Personen, um einen Antrag auf eine Einbürgerung zu stellen. Gleichzeitig verdeutlicht der Hürdenlauf die Herausforderungen, welche gemeistert werden müssen. Dank der Ausdauer und dem erfolgreichen Meistern der Hürden erhält die ausländische Person mit der Querung der Ziellinie den Schweizer Pass.
Donnerstag, 27. Juni 2024
Von Simone Prodolliet


Die Forderung nach einem Recht auf Einbürgerung sei zu radikal, geben unterschiedliche Kreise zu bedenken. Da sind zum einen jene, die befürchten, ein solches Ansinnen verschrecke das «Volk» und führe zu einer niederschmetternden und haushohen Ablehnung an der Urne. Womit man gar nichts erreicht hätte; im Gegenteil laufe man Gefahr, bei den Bemühungen um Erleichterungen bei der Einbürgerung hinter das bisher Erreichte zurückgeworfen zu werden.
Donnerstag, 6. Juni 2024
Von Barbara von Rütte


Erschienen im Rahmen der INES Publikation «Argumentarium für eine Neues Bürgerrecht», 20.April 2024.
Die französische Version des „Argumentaire pour une nouvelle citoyenneté“ wird in den nächsten Wochen nach und nach auf dem Blog veröffentlicht und wird im Herbst in Lausanne Teil einer öffentlichen Veranstaltung sein, bei der auch die gedruckte Version vorgestellt wird. Weitere Informationen folgen vor den Sommerferien im Juni. Bei Fragen oder Interesse können Sie sich an die Projektverantwortlichen Giorgia Piffaretti oder Maria-Cecilia Quadri wenden.
Bürgerrecht hat als Mitgliedschaft in einem Staat notwendigerweise eine ein- und ausschliessende Funktion. Aus rechtlicher Sicht gehört eine Person zu einem Staat – oder im Falle von Menschen mit Doppel- oder Mehrfachbürgerrecht zu mehreren Staaten – aber nicht zu allen anderen Staaten. Jemand hat diesen Pass, aber nicht einen anderen. Jemand kann dort politische Rechte ausüben, aber nicht hier.
Freitag, 26. April 2024
Von Institut Neue Schweiz INES


Schweizer Demokratie in der Sackgasse? Der Think Tank Institut Neue Schweiz INES veröffentlicht das Argumentarium für ein Neues Bürgerrecht, und ist seit der Vernissage vom 20. April 2024 in der Prozessbar in Bern hier auf der Webseite zugänglich. Nach Anfrage oder an Veranstaltungen von INES sind gedruckte Exemplare erhältlich. Im Herbst erscheint in der Romandie die französische Version. Abonniere den Newsletter und bleibe so auf dem Laufenden!
Montag, 1. Mai 2023
Von Migmar Dhakyel


Erstpublikation: Denknetz Ausgabe Bedeutungsvolle Wahl, April 2023
Die Schweiz rühmt sich gern als urdemokratisches Land. Hier dürfen alle über alles mitreden und mitentscheiden. Doch mindestens ein Viertel der Bevölkerung wird von der Mitsprache ausgeschlossen. Es sind Menschen, die keinen Schweizer Pass besitzen. Wer sind diese Menschen und wieso wird ihnen das schweizerische Bürgerrecht verwehrt? Und: Bedeutet demokratische Teilhabe, über Gesetze abzustimmen und Parteien zu wählen, oder gehört da mehr dazu? Wie sieht eine Demokratie aus, die die migrantische Unterschicht miteinbezieht?
Samstag, 23. April 2022
Von Rahel El-Maawi, Rohit Jain, Franziska Schutzbach, Tarek Naguib


Die Arbeit des Institut Neue Schweiz INES ist vom Wunsch geprägt, laufende Debatten zu Migration, Diversität und Antirassismus zu dokumentieren, verschiedene Ansätze in Austausch zu bringen und offene strategische Fragen zu diskutieren. Im folgenden Gespräch thematisieren Rahel El-Maawi, Franziska Schutzbach, Tarek Naguib und Rohit Jain Fragen rund um Identitätspolitik, Repräsentation und Intersektionalität und verbinden diese miteinander. Ein Blogbeitrag in zwei Teilen. Zum Teil 2 des Gesprächs zu Antirassismus in the Making.
Donnerstag, 23. Dezember 2021
Von Institut Neue Schweiz


In diesem letzten Blog-Beitrag im 2021 geben wir einen Einblick in die vier Vernissagen zum jüngst erschienenen HANDBUCH NEUE SCHWEIZ. Uns war es wichtig, Themen aufzugreifen, die das Institut Neue Schweiz INES auch im kommenden Jahr beschäftigen werden: ein neues Bürgerrecht, eine vielstimmige Bürger:innenschaft, diskriminierungsfreie Teilhabe und eine Schweiz, die für ihr globales Handeln Verantwortung übernimmt.
Freitag, 10. September 2021
Von Anisha Imhasly


An einem Samstagnachmittag anfangs Juni fanden sich rund fünfzig Menschen in der Gessnerallee Zürich ein, um auf Einladung von INES unter dem Titel „Demokratie und Vielfalt in der Kultur – eine kulturpolitische Debatte“ zu erfahren, wie es um diese Vielfalt in der Kultur bestellt ist. Dies vor dem Hintergrund eines zentralen Anliegens seitens INES: Nämlich, dass sich die demografische Realität der Schweiz in seinen Institutionen – etwa in Politik und Verwaltung, Recht, Medien, Bildung und Kultur – viel stärker abbilden muss. Was hier folgt, ist eine subjektive Einordnung der Diskussionen bzw. einige weiterführende Gedanken zum Thema.
Freitag, 30. Juni 2023
Von Tarek Naguib


Um den Herausforderungen der Zukunft zu begegnen, braucht es laut INES eine verfassungsrechtliche Regelung, welche ein Gesetz zur Bekämpfung von Diskriminierung und Förderung der Gleichstellung verlangt. In diesem Sinne entwickelte INES-Co-Geschäftsleiter und Jurist Tarek Naguib eine Vorlage für ein Rahmengesetz zur Bekämpfung jeder Form von Diskriminierung.
Freitag, 1. Mai 2020
Von INES Institut Neue Schweiz


Die Corona-Pandemie ist nicht nur eine gesundheitliche, sondern auch eine soziale und wirtschaftliche Krise. Viele Menschen sind von Arbeitslosigkeit bedroht, werden auf Sozialhilfe angewiesen sein und müssen Schulden aufnehmen, auch in der Schweiz. Das hat massive finanzielle und soziale Auswirkungen, aber auch – was viele nicht wissen – rechtliche Folgen. Bei Entscheiden zum Aufenthaltsstatus und zur Einbürgerung spielt das Kriterium ›wirtschaftliche Integration‹ eine massgebliche Rolle. Die Corona-Pandemie ist auch deswegen für viele eine existenzielle Bedrohung. Dies betrifft potenziell ein Viertel der Wohnbevölkerung, die kein Schweizer Bürgerrecht haben, aber das Land tagtäglich mittragen und mitgestalten.
Donnerstag, 24. August 2023
Von Inés Mateos


Mit dem ersten Standort in der Tour de Nouvelle Suisse hat INES in Basel verschiedene Öffnungsprozesse von Institutionen angestossen und die Volkshochschule beider Basel (VHSBB) bei den ersten Öffnungsschritten begleitet. Dafür initiierte die VHSBB mit Unterstützung von INES einen diversitätsorientierten Transformationsprozess. Dabei geht es der VHSBB darum, der grossen Vielfalt der Basler Gesellschaft Rechnung zu tragen – in Basel haben 53% der Bevölkerung einen Migrantionshintergrund – aber auch dezidiert darum, sich selber so zu verändern, dass sie für diese heterogene Gesellschaft zukunftsfähig wird.
Dienstag, 8. August 2023
Von Inés Mateos


Im Herzen von Basel, in der Sekundarschule Holbein treffe ich mich mit Luca Preite und Berfim Pala, Dozent und Ex-Studentin. Berfim arbeitet inzwischen als Lehrerin hier. Luca Preite war ihr Dozent an der Hochschule und hat die Masterarbeit von Berfim betreut. In ihrer Abschlussarbeit untersucht Berfim die Benachteiligung in der Schule von Kindern und Jugendlichen mit Migrationshintergrund. Sie zeigt darin nicht nur Diskriminierungsformen auf, sondern fragt auch nach dem Widerstand der Benachteiligten dagegen, thematisiert die Grenzen der Selbstermächtigung und was gesellschaftlich zu tun ist. Darum soll es auch in unserem Gespräch gehen.


Montag, 17. Juli 2023
Von Katharina Morawek


INES-Vorstandsmitglied Katharina Morawek ist Co-Autorin einer aktuellen Studie zur Frage der Erinnerungskultur im Auftrag der Stadt Zürich. Darin beschreiben die Autorinnen, was «Erinnerungskultur» bedeutet und geben einen Überblick zu Akteur:innen, Anliegen, Ressourcen und Handlungsmöglichkeiten. Abschliessend formulieren sie Herausforderungen und Potenziale. Die Studie bietet Anlass, einen im Handbuch Neue Schweiz verfassten Beitrag von Katharina Morawek zum Thema als Blog zu veröffentlichen.
Freitag, 12. Juni 2026
Von Artan Islamaj
Früher zeigte die Nadel des Kompasses noch nach Norden – so erzählte es mir Nëna. Mensch zog den Kompass hervor, und gleich darauf stürzte die Nadelspitze sich auf das ornamentale N. Unbeirrbar. Jedes einzelne Mal.


Dienstag, 2. Juni 2026
Von Sunčana Laketa
When you think of Switzerland, what do you actually imagine? This question matters more than it seems.


Donnerstag, 21. Mai 2026
Von Institut Neue Schweiz
Gemeinsam mit dem INES-Netzwerk haben wir eine postmigrantische Einordnung zur Initiative erarbeitet. Die Analyse zeigt, wie migrationspolitische Verschärfungen bestehende Ungleichheiten vertiefen, demokratische Teilhabe einschränken und gesellschaftliche Probleme ethnisieren, anstatt ihre strukturellen Ursachen zu bearbeiten.


Donnerstag, 6. November 2025
Von Institut Neue Schweiz


Demokratie braucht Teilhabe - von allen die da sind.
Freitag, 19. September 2025
Von Institut Neue Schweiz


Am Samstag, 13. September 2025, eröffnete INES gemeinsam mit Mitstimme den Tag der Demokratie im Theater BAU3 in Basel. Unter dem Titel „Ohne Pass, mit Stimme?“ stand die Frage im Zentrum, wie Menschen ohne Schweizer Pass unsere Demokratie erleben und welche Perspektiven sie in den gesellschaftlichen Diskurs einbringen. Rund ein Drittel der Bevölkerung in Basel-Stadt lebt dauerhaft hier, trägt wesentlich zum gesellschaftlichen Wohlstand bei – und ist dennoch vom Stimm- und Wahlrecht ausgeschlossen.
Mittwoch, 23. April 2025
Von Institut Neue Schweiz
Q&A mit der neuen INES Co-Geschäftsführung!
Pünktlich zum Start in eine neue Strategiephase begrüssen wir unsere neue Co-Geschäftsführung: Artan Islamaj (AI) und Lisa Pedicino (LP).
Mit ihnen gewinnt INES nicht nur an neuer Fachexpertise – u.a. in den Bereichen Vermittlung, Kultur, Literatur, Kommunikation, Community-Arbeit, Management, Gleichstellung und Diversität – sondern auch an Perspektiven, Ideenreichtum und gelebtem Wissen.
Im folgenden Questions and Answers hast du die Möglichkeit, sie kennenzulernen.
Montag, 8. Juli 2024
Von Kijan Espahangizi


Das Thema Integration polarisiert. Es gibt verschiedene Vorstellungen davon, was Integration bedeutet. Das prägt auch die Debatte um Einbürgerung in der Schweiz. Die einen finden, das Bürgerrecht stelle den krönenden Abschluss eines langen Integrations- und Anpassungsprozesses dar, den eingewanderte Menschen durchlaufen müssen, bevor sie als vollwertige Mitglieder der Gesellschaft anerkannt werden können. Die anderen verstehen Integration weniger als individuelle Anpassung, denn als Teilhabe an Gesellschaft. Diese zu ermöglichen, läge auch in der Verantwortung der Aufnahmegesellschaft, etwa durch Zugang zu gleichen Rechten. Aus dieser Sicht stellt die Einbürgerung eine wichtige Voraussetzung dar, um Integration leisten zu können. Wieder andere, gerade in der zweiten und dritten Generation, empfinden die ganze Integrationsdebatte als Zumutung, ja zuweilen sogar als rassistisch – als sei man nicht schon längst in der Schweiz heimisch, selbst wenn man noch keinen roten Pass hat. Alle sprechen von Integration, meinen aber unterschiedliche Dinge.
Montag, 17. Juni 2024
Von Georg Kreis


Das Bürgerrecht wird heute vor allem in Hinblick auf aktuelle Fragen diskutiert. Dabei bietet der Blick in die Geschichte ein besseres Verständnis der heutigen Herausforderungen.
Donnerstag, 23. Mai 2024
Von Rohit Jain


Erschienen im Rahmen der INES Publikation «Argumentarium für eine Neues Bürgerrecht», 20. April 2024.
Sie kennen vielleicht dieses Bild: Am Wahl- oder Abstimmungssonntag sitzen die Parteipräsident:innen in der «Elefantenrunde» des Schweizer Fernsehens zusammen und deuten den Volkswillen: «Das Volk» hat das gesagt, es denkt und tickt so und so. Ich frage mich dann jeweils: Wer ist eigentlich dieses «Volk», über das alle sprechen? Und warum macht sich niemand ernsthaft Sorgen um eine Demokratie, in der über ein Viertel der Bevölkerung, also über zwei Millionen Menschen, wegen ihrer Herkunft oder – zumindest indirekt – wegen ihrer Hautfarbe auf nationaler Ebene keine politische Rechte haben?
Montag, 15. Mai 2023
Von Kijan Malte Espahangizi
Erschienen im Magazin «NZZ Geschichte» Nr. 45, April 2023 (Der Text wurde leicht bearbeitet, Bilder ergänzt)


Als man 1971 im Iran mit viel Pomp 2500 Jahre Monarchie feiert, werden Ulrike Löttgen und Kambiz Espahangizi in Deutschland ein Paar. Als sich meine Eltern verliebten, hatten sie Klischees über ihre Herkunftsländer im Kopf. Ist die Liebesgeschichte zwischen dem «Mädchen aus Germany» und dem «persischen Prinzen» deswegen ein kitschiges Missverständnis oder gar ein historischer Fehler? Müsste ihre Liebe gar «dekolonisiert» werden? Und was hiesse dies für die globalhistorischen Verflechtungen der Moderne, die die beiden zusammengeführt haben? Diese Fragen betreffen mich sehr direkt, denn ohne die unwahrscheinliche emphasized textLiebesgeschichte meiner Eltern würde ich nicht existieren.
Mittwoch, 28. September 2022
Von Liliane Denise Minder


Das Institut Neue Schweiz INES möchte dazu beitragen, Wege zu finden, wie wir mit vergangenem Unrecht sowie den Kämpfen dagegen umgehen. INES veranstaltet dazu am 22. Oktober in der Kaserne Basel in Zusammenarbeit mit dem Kollektiv «Schwarzenbach Komplex» einen Anlass und unterstützt tags darauf im Theater Neumarkt ein Podium zur Erinnerungskultur . Zudem veröffentlicht INES die Podcastgespräche «memleket – stimmen der neuen Schweiz». In diesem Blog schreibt die Juristin Liliane Denise Minder in einem persönlichen sowie wissenschaftlichen Beitrag über die Möglichkeit, Wiedergutmachung für vergangenes Unrecht juristisch einzufordern.
Freitag, 25. Februar 2022
Von Tino Plümecke & Linda Supik


Der Anstieg der Todesfälle bei Menschen ohne Schweizer Pass ist mit 21,8 Prozent während des Pandemie-Jahres 2020 fast doppelt so hoch wie der von Menschen mit Schweizer Staatsangehörigkeit. Während die Sterberate bei Frauen mit Schweizer Staatsangehörigkeit in den untersuchten Altersgruppen 45- bis 64-Jährige und 65- bis 74-Jährige leicht abnahmen, stiegen die Sterberaten bei Frauen mit ausländischer Staatsangehörigkeit im Vergleich zum Vorjahr deutlich an. Dies ergibt eine Auswertung der statistischen Daten des Bundes durch unsere Gastautor*innen Tino Plümecke und Linda Supik.
Montag, 29. November 2021
Von Institut Neue Schweiz


Das HANDBUCH NEUE SCHWEIZ (Diaphanes Verlag) ist ab sofort im Buchhandel erhältlich - voller Migration, Vielfalt und Mehrfachzugehörigkeit. Es schafft eine vielstimmige Plattform, die zum Nachdenken, zum Gespräch und zur Diskussion einladen möchte - und die vor allem Mut machen soll: solidarisch und selbstkritisch. Wer sich ein Bild machen möchte, kann hier die Einleitung lesen.
Sonntag, 30. Mai 2021
Von Institut Neue Schweiz und Demokratische Juristinnen und Juristen Zürich


In der Schweiz können seit je her Menschen, die hier geboren und aufgewachsen sind, ausgeschafft werden. Nur weil sie den Schweizer Pass nicht besitzen. Mit Annahme der Ausschaffungsinitiative und Verschärfungen im Bürgerrecht hat sich die Situation noch mehr verschlechtert. Rechtsanwalt Babak Fargahi, Filmhistorikerin Marcy Goldberg, Buket Bicer-Zimmermann, Schwester eines in die Türkei ausgeschafften Secondo, und Ständerat Paul Rechsteiner haben am 24. Mai 2021 im Rahmen der Veranstaltungsreihe Kosmopolitics über diese Missstände gesprochen. Hier kann das Video angesehen werden.
Dienstag, 2. März 2021
Von Institut Neue Schweiz


Die Neue Schweiz ist längst da – voller Migration, Vielfalt und Mehrfachzugehörigkeit! Sie muss nur sichtbar und erfahrbar gemacht werden. Das HANDBUCH NEUE SCHWEIZ, das voraussichtlich im Herbst 2021 erscheint, bietet eine Standortbestimmung zu laufenden postmigrantischen, rassismuskritischen und intersektionalen Debatten und Visionen und vereint visionäre Essays, biografische Stories und literarische Texte mit einer Vielfalt von künstlerischen Bildbeiträgen. Ein Glossar und Random Facts versammeln praktische Werkzeuge für alltägliche und fachliche Gespräche und Debatten.
Montag, 16. Januar 2023
Von Institut Neue Schweiz


Eine Runde der Schweizer Think-Tanks und Foresight Organisationen ist 2022 zusammengekommen, um über die Herausforderungen für die Demokratie zu diskturieren. Das Treffen fand auf Einladung der Stiftung Mercator Schweiz und der Schweizerischen Gemeinnützigen Gesellschaft statt. Ziel war es, offensichtliche wie verborgene Entwicklungen zusammenzutragen sowie konkrete Massnahmen zur Stärkung und Entwicklung der Demokratie der Schweiz zu identifizieren.
Donnerstag, 16. November 2023
Von Migmar Dolma


Erstpublikation: WOZ, 10. November 2023
In Ihrer neuen Kolumne schreibt INES-Vorstandsmitglied, Kolumnistin und Gewerkschafterin Migmar Dolma über den nuancierten Unterschied zwischen "Schweizerin" und "Schweizer Bürgerin". Wo erkennt sie die Differenz zwischen misstrauischen Blicken im Zug und unerwarteten Privilegien im Ausland? Was hat dies mit der vollwertigen demokratischen Teilhabe und unser Bürgerrecht zu tun? Ein eindringlicher Appell, das Bürgerrecht zu demokratisieren, um eine inklusivere Schweiz zu schaffen.
Dienstag, 25. Juli 2023
Von INES Institut Neue Schweiz
Menschen mit Migrationsgeschichte und Rassismuserfahrung sind in den Medien stark unterrepräsentiert. Zunehmend mehr Initiativen nehmen diese Missstände als Anlass, eigene Projekte aufzubauen. In einer Reportage des Tagesanzeiger geht die Journalistin Aleksandra Hiltmann mit Baba News, We Talk. Schweiz ungefiltert und INES der Frage nach, wie Menschen mit Migrationsgeschichte die Medienlandschaft verändern wollen?