Glossario

#NuovaSvizzera

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Ogni stato nazionale è fondato su miti, lo stesso vale per la Svizzera. Ciò non è né semplicemente un bene o un male, ma una semplice constatazione storica. Il mito fondatore del moderno nazionalismo risiede nell’idea che popolo, stato, e territorio formano una sacra unità, la quale si è dovuta formare nel corso della storia. Gli studi più recenti mostrano però un’altra versione dei fatti: gli stati nazionali moderni non sono il compimento di una provvidenza divina, bensì il prodotto di diversi interessi, lotte, eventi, e coincidenze. Le Nazioni vengono create. Per un processo moderno di costruzione di una nazione vennero forgiate attivamente identità estrapolate da idee, immagini, simboli e narrazioni. Le idee di cosa costituisca una nazione si riflettono nelle menti e nelle azioni delle persone, nella vita quotidiana, nelle istituzioni statali e nelle leggi - e viceversa. L’immagine che una nazione ha di sé stessa ha un impatto anche sull’accesso consentito alla popolazione a una partecipazione politica, sociale, e culturale, per esempio sotto forma di elezioni, procedure di naturalizzazione, sistemi sociali, scuole, letteratura e musei nazionali.

Gli stati nazionali democratici si fondano sul principio che tutti i cittadini hanno gli stessi diritti. La questione centrale è: chi è riconosciuto come un cittadino con i pieni diritti e chi no? Quali gruppi della popolazione appartengono al “popolo” e quali no? La storia dimostra che le nazioni non si sono isolate soltanto da altre nazioni al fine di motivare la propria identità, ma anche contro gruppi al loro interno. Il nazionalismo moderno ha sviluppato processi emancipatori, d’esclusione o addirittura di violenza; e ciò anche in Svizzera. In questo modo l’invenzione dello stato nazionale ha comportato sia l’integrazione di diverse confessioni, culture e gruppi linguistici sia l’esclusione: a partire dal 1848, poveri, nomadi, donne, ebrei, orfani, rom e sinti, non vennero più considerati legittimi cittadini, e di conseguenza discriminati. La storia della Svizzera dimostra però anche che le idee su chi abbia diritto di partecipazione e il significato stesso di partecipazione possono cambiare sull’onda di lotte sociali e trattative. Movimenti sociali, organizzazioni politiche, esperti scientifici, attori culturali, iniziative ecclesiastiche e sindacati hanno potuto dare, anche grazie a pressioni internazionali, importanti impulsi di democratizzazione della democrazia stessa in Svizzera. Oggi, però, in Svizzera regna un allarmante deficit di democrazia. Dal dopoguerra in poi, nonostante la popolazione della Svizzera sia cambiata in maniera significativa a causa di migrazione e globalizzazione, le istituzioni elvetiche non si sono adattate ai mutamenti in corso. Il 25% degli abitanti del paese non hanno il diritto di cittadinanza a causa della loro provenienza, e pur possedendo il passaporto rossocrociato è stato dimostrato che esiste una discriminazione basata sulla provenienza, sull’aspetto, sul nome, sulla lingua e sulla religione. La discrepanza che esiste tra l’immagine di chi appartiene al popolo svizzero e i veri abitanti del Paese, rappresenta una dolorosa realtà. Quanti abitanti senza diritto di cittadinanza deve avere un paese per non essere più considerato una democrazia? La domanda che oggi ci si pone è la seguente: come si devono cambiare l’immagine di sé e le istituzioni svizzere per far giustizia alla complessa realtà?

Da diversi anni in Svizzera, due storie della nazione sono in conflitto tra loro: quella conservatrice, che considera il 1291 come l’anno della fondazione del paese, e quella liberale, che ha scelto il 1848 come anno d’origine. La prima si fonda sul presupposto che la cultura del popolo resta invariata. Essa è regolata, neutrale, veritiera, stabile, bianca, cristiana, e molto maschile. La seconda si considera liberale e umanitaria, s’impegna a livello internazionale, per la mobilità e per i diritti umani. 1291 e 1848 si presentano così come due poli opposti in una lotta culturale elvetica. In questo modo le due storie presentano le due facce della stessa medaglia. Entrambe hanno in comune una stessa grande lacuna: la storia migratoria e coloniale della Svizzera. È quindi imperativo confrontarsi con il ruolo storico della Svizzera in un contesto globale per poter comprendere, e quindi democraticamente influenzare, la nuova realtà sociale da esso nata.

Seppur non faccia (ancora) parte della coscienza collettiva, alcuni protagonisti svizzeri furono seriamente coinvolti nel colonialismo europeo; anche senza colonie elvetiche. Essi fornirono capitali, s’ingaggiarono come trafficanti, missionari, coloni e soldati. Già nel XVIII secolo, città quali Berna e Neuchâtel realizzavano guadagni con il mercato transatlantico degli schiavi. Le industrie tessili locali del XIX e XX secolo, e di conseguenza anche le macchine e le industrie chimiche, erano pienamente integrate nel commercio di cotone del capitalismo globale, il quale era fondato sullo sfruttamento sistematico di materie prime e di schiavi. Sembra sintomatico che recentemente gli storici abbiano potuto dimostrare che l’eredità di Alfred Escher, l’eroe liberale della moderna Svizzera industriale, si fondava sul lavoro di schiavi nei Caraibi. I legami economici tra la Svizzera e il resto del mondo hanno continuato a estendersi anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel commercio di materie prime ma anche nel cosiddetto “aiuto allo sviluppo”. Nel contesto della guerra fredda e della de-colonializzazione, grazie al suo ruolo di operatore di mercato internazionale risalente al periodo coloniale, la Svizzera poté nuovamente generare un profitto economico trattando con lo stato dell’Apartheid in Sud Africa. In questo modo poté neutralizzare il proprio “senso di colpa” coloniale.

Furono i legami coloniali che a partire dal XIX secolo contribuirono non solo al rafforzamento economico, ma anche il nazionalismo “etnico” svizzero. Gli svizzeri all’estero - avventurieri, commercianti e ricercatori nelle colonie - non portarono in Svizzera solo ricchezza, souvenir, e opere d’arte, ma anche rigide nozioni di segregazione razziale e di fierezza nazionale. La Svizzera venne promossa a centro internazionale di ricerca sulle razze. Ma i cosiddetti “zoo umani”, nei quali già dal XIX secolo uomini e donne provenienti dai territori colonizzati venivano esposti come “selvaggi esotici” in tutta la Svizzera, davano pure a centinaia di migliaia di visitatori l’opportunità di identificarsi come uomo bianco, civilizzato e superiore.
Ciononostante, o grazie proprio ad un simile contesto globale, fino alla fine del XIX secolo la Svizzera fu relativamente liberale per quanto riguarda l’immigrazione. Essa rappresentava un fattore importante per i confederati ed era parte integrante del modello politico. Nel 1893, con la prima iniziativa popolare, la Svizzera vietò la macellazione rituale degli animali, dichiarandosi così chiaramente antisemita nei confronti degli immigranti ebrei provenienti dall’Europa dell’Est. Intorno al 1900 s’iniziò a parlare di “inforestierimento”, un’invenzione elvetica. In un primo momento, non fu richiesta l’espulsione, ma la naturalizzazione forzata. Diametralmente opposta all’idea dominante di oggi, si pensava che la naturalizzazione dovesse precedere l’assimilazione per accelerare quest’ultima. In breve tempo si fece largo comunque il timore di perdere “le caratteristiche culturali” e l’eredità del “popolo svizzero”. Come in altri paesi europei del tempo, aumentò sempre di più l’idea che fosse possibile definirsi mediante una distinzione dagli “altri”. Nel 1911 il dipartimento federale di giustizia e polizia creò un protocollo centralizzato per la registrazione dei nomadi, i cui dati vennero utilizzati durante il genocidio ai tempi del Nazional-socialismo. Nel 1917 fu creata la polizia federale degli stranieri, attiva fino al dopoguerra sorvegliando migliaia di persone residenti in Svizzera. Nel 1931 venne adottata la restrittiva legge LDDS, che fino al nuovo secolo ha fatto dipendere il rilascio dei permessi di soggiorno e d’insediamento in Svizzera a clausole etniche ed economiche. Contemporaneamente a questa politica d’emarginazione, sulla scia di un’intesa tra forze liberali, conservatrici e socialdemocratiche, fu creata la cosiddetta “difesa spirituale della Patria”, che vedeva la Svizzera “campestre” come l’unione di romanticismo alpino, crescita industriale e benessere sociale.

Dopo la seconda guerra mondiale, nell’era dei cosiddetti “lavoratori stranieri”, continuava la repulsione degli stranieri. Da una parte si importavano centinaia di migliaia di “forze-lavoro straniere” nel Paese, che per accelerare il boom economico venivano impiegate in fabbriche, aziende, alberghi, ristoranti, cantieri, e campi. Il sistema “a rotazione”, in accordo con il cosiddetto statuto stagionale, prevedeva però che a lavoro terminato il lavoratore straniero lasciasse al più presto la Svizzera. Molti lo fecero, molti altri restarono. Quando nel 1970 l’iniziativa “Schwarzenbach”, che prevedeva il rimpatrio di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri e i loro figli, venne respinta di misura, la politica d’assimilazione della Confederazione doveva assicurarsi che la grande richiesta di manodopera straniera continuasse ad essere soddisfatta. Al tempo stesso, la paura per un’eccessiva presenza di stranieri era così grande che vennero inaspriti i criteri d’assimilazione e naturalizzazione.
Anche le persone in fuga non furono necessariamente accolte a braccia aperte dalla Svizzera umanitaria. Ai confini elvetici durante la seconda guerra mondiale i rifugiati ebrei si sentivano dire: “La barca è piena”. Durante la guerra fredda solo i profughi provenienti dai paesi comunisti, dall’Ungheria, dalla Cecoslovacchia e dal Tibet si adattavano all’immagine liberale che la Svizzera dava di sé stessa. I rifugiati Cileni durante il Putsch di Pinochet ufficialmente non erano i benvenuti. Per tutti gli “stranieri” valeva lo stesso: “Coloro che vogliono stare devono assimilarsi”. Il che significava soprattutto che si dovevano subordinare e non farsi notare. Le ideologie razziste di controllo migratorio e il sistema patriarcale si davano una mano a vicenda: le donne svizzere, che notoriamente fino al 1971 non erano considerate come cittadine con pari diritti, ancora negli anni cinquanta perdevano la nazionalità se sposavano uno straniero. In cambio la manodopera ospite creò i presupposti strutturali affinché le lavoratrici svizzere potessero, o dovessero, scambiare il posto di lavoro con i fornelli nell’idilliaca famiglia borghese. In breve: In piena guerra fredda, il sistema della manodopera straniera permetteva alla Svizzera di reinventarsi come società orientata al consumo, composta da un ceto medio patriarcale ed etnicamente omogeneo.

Gli ultimi decenni hanno dimostrato che nonostante la migrazione internazionale e la globalizzazione lo stato nazionale non sparisce dal tavolo ma si trasforma. Esso continua a creare un quadro di riferimento per le rivendicazioni di diritti e di partecipazione. Ma non è ancora chiaro dove porti questo “viaggio”. Stato nazionale non significa automaticamente stato di diritto o di democrazia. Le donne svizzere e gli immigranti lo sanno: la democrazia deve essere costantemente conquistata e difesa. A partire degli anni settanta, sia nelle città che a livello comunale, i movimenti sociali e le iniziative della società civile nelle quali collaboravano attori con e senza passato migratorio, ottennero in nome dell’integrazione diversi successi in materia d’inclusione della realtà migratoria. Nella vita di tutti i giorni, ovvero nei salotti, nelle aule delle scuole, nelle aziende, nelle strade, nei club, nei centri municipali e nelle associazioni, pulsa da tempo una #NuovaSvizzera, per la quale la differenza tra svizzero e straniero non più alcun senso. Eppure le conquiste in quanto a libertà e diritti possono andare di nuovo perse. Le votazioni popolari degli ultimi anni, la logica restrittiva dell’integrazione, così come l’occasione persa di procedere a un riesame dei diritti civili, dimostrano che i tempi dei “Fabbricasvizzeri” non sono superati.

Ciò che resta di questo breve resoconto storico è che, sia le idee conservatrici ancorate all’anno 1291, sia quelle liberali del 1848, occultano in gran parte la storia della migrazione e l’eredità coloniale della Svizzera, garantendo un futuro a razzismo e relazioni economiche dubbie. L’odierna cecità presente nel paesaggio politico e mediatico, che non vuole saperne di una zona d’ombra nel modello svizzero di successo, ha il suo prezzo: molte persone in Svizzera vengono riconosciute, semmai, come numeri statistici, come dimostrano le recenti votazioni sui minareti, sull’immigrazione di massa e sull’espulsione. Nelle narrazioni risalenti al “1291” e al “1848” molti abitanti della Svizzera restano estranei e senza voce propria. O rappresentano una minaccia, oppure sono obbligati ad arricchire la Svizzera: colpevole o vittima. Un’alternativa non esiste e non conta in Svizzera. Non è possibile tematizzare oggettivamente e pubblicamente la presenza di un razzismo strutturale. Eppure sarebbe necessario confrontarsi politicamente, culturalmente e scientificamente con questa realtà elvetica, e potersi così permettere un nuovo e sincero inizio.

In Svizzera negli ultimi anni hanno trovato voce molte nuove posizioni (post)migranti e postcoloniali, e sono nati nuovi progetti della società civile che infondono coraggio e dimostrano che non è possibile semplicemente tornare indietro nel tempo. Noi tutti abbiamo la responsabilità di come evolvono le cose. Con la proposta di dialogo denominata #NuovaSvizzera, INES s’immischia nel progetto sociale della Svizzera.

Si dice che La svizzera è una nazione nata da una volontà. Noi prendiamo questo mito nazionale alla lettera e vogliamo un comune nuovo inizio. Chi altro lo vuole?

 

 

 

Letteratura

 

Benedict R. AndersonImagined Communities. Reflections on the Origin and Spread of Nationalism(London: Verso1991).

Regula ArgastStaatsbürgerschaft und Nation. Ausschliessung und Integration in der Schweiz, 1848-1933(Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht2007).

Jutta AumüllerAssimilation. Kontroversen um ein migrationspolitisches Konzept(Bielefeld: transcript2009).

Kijan Espahangizi und Halua Pinto de Magalhaes'Vergesst 1291 und 1848!', (Die ZEIT Schweiz1. Oktober 2014).

Rohit Jain und Shalini Randeria''Wider den Migrationskomplex – Perspektiven auf eine andere Schweiz'', in: Sozialalmanach 2015. Das Caritas-Jahrbuch zur sozialen Lage der Schweiz (Luzern: Caritas-Verlag2015), 199-210.

Patrick KuryÜber Fremde reden. Überfremdungsdiskurs und Ausgrenzung in der Schweiz 1900-1945(Zürich: Chronos2003).

Patricia Purtschert und Harald Fischer-Tiné (Hg.)Colonial Switzerland. Rethinking Colonialism from the Margins(Basingstoke: Palgrave Macmillan2015).

Jakob TannerGeschichte der Schweiz im 20. Jahrhundert(München: Beck2015).

Andreas ZanggerKoloniale Schweiz. Ein Stück Globalgeschichte zwischen Europa und Südostasien, 1860–1930(Bielefeld: Transcript Verlag2011).

«Bildung für alle – jetzt!» - diskriminierungsfreie postmigrantische Schulkultur

venerdì, 9. ottobre 2020

Da Insitut Neue Schweiz INES

 

Die neu lancierte Kampagne «Bildung für alle – jetzt!» setzt sich schweizweit dafür ein, dass der Zugang zur Bildung für Geflüchtete verbessert wird. Auf allen Stufen – obligatorische Schule, Berufs- und Mittelschulbildung und Hochschulen – müssen Hindernisse und Lücken beseitigt werden. Trägerinnen der Kampagne sind die Gewerkschaft VPOD, der Verband der Schweizer Studierendenschaften VSS, die Grund- und Menschenrechtsorganisation Solidarité sans frontières und eine Reihe von Einzelpersonen.

#NuovaSvizzera

FRINES @KinoimKocher
22.agosto 2020 18:00 – 23:30

 

Glossario
Glossario #Nuova Svizzera

 

Il glossario #NuovaSvizzera presenta le nozioni rilevanti che permettono di comprendere in maniera fondata e critica i temi legati alla migrazione, al pluralismo e al razzismo in Svizzera.

Memleket - Stimmen der Neuen Schweiz: Folge 7!

venerdì, 25. settembre 2020

Da Stimmen der Neuen Schweiz

 

memleket - stimmen der neuen schweiz.

Folge 7 des INES-Podcasts memleket: Hier wird jener Teil der Schweiz hörbar, der heute noch nicht wirklich wahrgenommen wird. Hier spricht die plurale, diverse Schweiz mit Migrationsvordergrund, eine, die eine andere Sicht auf die Welt hat.

Nein zur Entrechtung, Ja zu einer solidarischeren Politik für alle Erwerbstätigen in der postmigrantischen Schweiz

martedì, 15. settembre 2020

Da Alessandro Pelizzari, Dominik Gross und Sarah Schilliger

 

10 Thesen für ein postmigrantisches Nein zur Kündigungsinitiative am 27. September und eine offensive und eigenständige linke Politik zur Personenfreizügigkeit darüber hinaus.

«Wir können wirklich etwas verändern»

giovedì, 20. agosto 2020

Da Sara Winter Sayilir von Surprise

 

«Ich muss nicht weiss werden, es gibt auch andere Arten, Schweizerin zu sein.» LAURA RIVAS KAUFMANN, 30, arbeitet in der Bildredaktion des Tages-Anzeigers und als freie Journalistin bei Tsüri.ch. Als Aktivistin ist sie in mehreren PoC-Kollektiven dabei und beschäftigt sich intensiv auch mit Feminismus.

Was bewegt Menschen aus der antirassistischen Bewegung in Zeiten von «Black Lives Matter»? Surprise hat vier Aktivist*innen zum Gespräch eingeladen und ausnahmsweise einfach nur zugehört.

Grenzerfahrungen – Ein Bericht einer postmigrantischen Schweizerin

mercoledì, 1. luglio 2020

Da Lucia Aguilar, Mitglied INES Institutsleitung, redigiert von Christoph Damke, Maria-Cecilia Quadri und Tarek Naguib.

 

Seit dem 15. Juni sind die Grenzen in Europa wieder geöffnet. Ein Rückblick einer postmigrantischen Schweizerin, die während Corona von Costa Rica über die Schweiz bis nach Hamburg gelangt ist.

Die höchste Luzernerin hat Migrationsbiographie!

martedì, 30. giugno 2020

Da Stimmen der Neuen Schweiz

 

Ylfete Fanaj

Am 23. Juni wurde Ylfete Fanaj zur höchsten Luzernerin gewählt, sie ist neu Präsidentin des Kantonsrats. Wir gratulieren Ylfete Fanaj zu ihrem Erfolg und drucken hier mit ihrer Erlaubnis ihre starke und wichtige Rede zur Wahlannahme ab.

Schwarzenbach geht uns alle an! Gedanken zu einer vielstimmigen, antirassistischen Erinnerungspolitik

venerdì, 26. giugno 2020

Da Rohit Jain

 

Die Schweiz hat sich von der Black Lives Matter-Bewegung und der davon ausgelösten Rassismus-Debatte überraschen lassen. Dass die Black Lives Matter-Bewegung mit dem Gedenktag an die Ablehnung der Schwarzenbach-Initiative vor 50 Jahren zusammenfällt, ist Zufall und Glücksfall zugleich: Das erste Mal seit den Protesten gegen das Gastarbeiterregime zwischen den späten 1960er und frühen 1980er Jahren finden wieder Massenproteste gegen Rassismus statt, die die Gesellschaft durchschütteln. Wie lässt sich eine kritische Erinnerung an das Gastarbeiterregime als Ausgangspunkt nehmen, um historische Schuld verantwortungsvoll und nachhaltig aufzuarbeiten und eine vielstimmige, antirassistische Demokratisierung zu stärken?

memleket - stimmen der neuen schweiz: Mardoché Kabengele

venerdì, 19. giugno 2020

Da Stimmen der Neuen Schweiz

 

memleket - stimmen der neuen schweiz

Mardoché Kabengele: Folge 6 unseres Podcasts "memleket" ist online!

#DeepDiversity

Für alle Menschen, die hier leben und die noch kommen werden

lunedì, 15. giugno 2020

Da INES Institut Neue Schweiz

 

Seit George Floyd durch rassistische Polizeigewalt in den USA ums Leben gebracht wurde, ist die Solidarität mit der Black Lives Matter-Bewegung auch in der Schweiz deutlich spürbar, in öffentlichen Debatten, auf der Strasse und persönlichen Gesprächen. Das Institut Neue Schweiz (INES) solidarisiert sich mit diesen Protesten und dem Kampf gegen einen spezifischen anti-Schwarzen Rassismus.

LETTERA APERTA AL CONSIGLIO FEDERALE DELLA SVIZZERA: LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE IN TEMPO DI CRISI A CAUSA DEL CORONAVIRUS NON DEVONO METTERE A REPENTAGLIO IL PERMESSO DI RESIDENZA E LA NATURALIZZAZIONE - ANCHE IN QUESTO CASO SIAMO SOLIDALI!

venerdì, 1. maggio 2020

Da INES Istituto Nuova Svizzera

 

La pandemia del coronavirus non è solo una crisi sanitaria, ma anche sociale ed economica. Molte persone sono minacciate dalla disoccupazione, dipenderanno dall'aiuto sociale e dovranno indebitarsi, anche in Svizzera. Ciò ha enormi conseguenze finanziarie e sociali, ma anche - cosa che molti non sanno - legali. Il criterio dell'"integrazione economica" svolge un ruolo decisivo nelle decisioni relative al permesso di residenza e alla naturalizzazione. La pandemia del coronavirus è quindi una minaccia esistenziale per molte persone. Ciò riguarda potenzialmente un quarto della popolazione residente che non ha la cittadinanza svizzera, ma che sostiene e contribuisce a costruire il paese quotidianamente.

memleket Folge 4: Carlos Ortega

venerdì, 13. marzo 2020

Da Christoph Keller & Ugur Gültekin

 

Caption

Unser Blog "Stimmen der neuen Schweiz" hat seit Februar 2020 auch ein Podcast-Format. memleket. Folge 4 ist jetzt online !

Tradition und Identität im Kontext postkolonialer Verstrickungen

venerdì, 6. marzo 2020

Da Halua Pinto de Magalhães

 

"Protestdemo" von FasnächtlerInnen - August 2018 (Quelle: Tageswoche, Hans-Jörg Walter)

Aufgrund des Corona-Virus wurde dieses Jahr unter anderem die Basler Fasnacht abgesagt. Die Kritik der antirassistischen Bewegung an der Fasnacht bleibt. Es stellt sich insbesondere immer noch die Frage, weshalb diese sogenannten Traditionen sowohl bei ihren Kritikern, als auch bei eingeschworenen FasnächtlerInnen so viele Emotionen auslösen. Halua Pinto de Magalhães sucht auf dem INES Blog „Stimmen der Neuen Schweiz“ nach antworten.

memleket - stimmen der neuen schweiz

venerdì, 21. febbraio 2020

Da Christoph Keller & Ugur Gültekin

 

Unser Blog "Stimmen der neuen Schweiz" hat jetzt auch ein Podcast-Format: memleket. Die ersten drei Folgen sind online verfügbar!

"Ich bin Secondo, also bin ich."

martedì, 21. gennaio 2020

Da Uğur Gültekin

 

Samir und Ugur Gültekin.

Der Filmemacher Samir und Uğur Gültekin (INES-Institutsleitung und Journalist) tauschen sich in diesem postmigrantischen Generationengespräch über das Erwachsenwerden in unterschiedlichen Jahrzehnten aus. Dabei entdecken sie Gemeinsamkeiten, blicken auf hoffnungsspendende Momente zurück und werden über den Fakt überrascht, dass sie ohne sich zu kennen, durch die Arbeit des anderen empowert wurden.

«Stadt-für-alle»-Aktion vor der Fachhochschule St. Gallen

lunedì, 11. novembre 2019

Da Mardoché Kabengele

 

Copyright: Dani Fels

Eine Ostwind-Initiative in Anlehnung an die Urban Citizenship-Debatte in anderen Städten der Schweiz.

«Für Hunde und Italiener verboten» - Ein Gespräch mit Angelo Maiolino

lunedì, 15. luglio 2019

Da Tarek Naguib

 

Angelo Maiolino war Dozent und wissenschaftlicher Assistent am Lehrstuhl für politische Philosophie der Universität Zürich. Gegenwärtig arbeitet der Familienvater als Gymnasiallehrer an einer Zürcher Kantonsschule. Im Jahr 2011 hat er das Buch „Als die Italiener noch Tschinggen waren“ im Rotpunktverlag publiziert. Drei Jahre später erschien seine Doktorarbeit mit dem Titel „Politische Kultur in Zeiten des Neoliberalismus“ im Transcript Verlag. Tarek Naguib hat Angelo Maiolino getroffen und mit ihm zurückgeschaut auf die Schwarzenbach-Initiative und die Lebensrealitäten von italienischen Gastarbeitern in der Schweiz und gefragt was diese Erfahrungen für die Gegenwart und die Zukunft der Migrationsgesellschaft Schweiz bedeuten.

Hautverdächtig – Rassistische Polizeikontrollen auf der Anklagebank

giovedì, 16. maggio 2019

Da Mohamed Wa Baile und Ellen Höhne

 

»Hautverdächtig« ist die theatralische Dokumentation und Reinszenierung eines Schweizer Gerichtsfalls zu Racial Profiling, der im Jahr 2015 begann und mittlerweile vor dem Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte anhängig ist. Dieser experimentelle Text bringt die institutionalisierte Diskriminierungspraxis der Polizei ans Licht, in der täglich Menschen verdächtigt, willkürlich aufgehalten und als Rassisierte ausgeschlossen werden.

Do the Right Thing! #NeueSchweiz im Kino im Kocher

mercoledì, 9. settembre 2020

Da Friends of INES aka FRINES, Mardoché Kabengele

 

Am 22. August zeigte das gratis Openairkino „Kino im Kocher“ den Film „Do the Right Thing vom Schwarzen* Regisseur, Produzenten und Schauspieler Spike Lee. Sie wollten für das diesjährige Event eine klare Position gegen Polizeigewalt und strukturellen Rassismus beziehen. Das Institut Neue Schweiz (INES) und sein Förderverein Friends of INES (FrINES) waren mit einer Eröffnungsrede von Mardoché Kabengele und Lucia Aguilar und einem Stand vor Ort.

«Bildung für alle – jetzt!» - diskriminierungsfreie postmigrantische Schulkultur

venerdì, 9. ottobre 2020

Da Insitut Neue Schweiz INES

 

Die neu lancierte Kampagne «Bildung für alle – jetzt!» setzt sich schweizweit dafür ein, dass der Zugang zur Bildung für Geflüchtete verbessert wird. Auf allen Stufen – obligatorische Schule, Berufs- und Mittelschulbildung und Hochschulen – müssen Hindernisse und Lücken beseitigt werden. Trägerinnen der Kampagne sind die Gewerkschaft VPOD, der Verband der Schweizer Studierendenschaften VSS, die Grund- und Menschenrechtsorganisation Solidarité sans frontières und eine Reihe von Einzelpersonen.

#NuovaSvizzera

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Glossario #Nuova Svizzera

 

Il glossario #NuovaSvizzera presenta le nozioni rilevanti che permettono di comprendere in maniera fondata e critica i temi legati alla migrazione, al pluralismo e al razzismo in Svizzera.

Nein zur Entrechtung, Ja zu einer solidarischeren Politik für alle Erwerbstätigen in der postmigrantischen Schweiz

martedì, 15. settembre 2020

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10 Thesen für ein postmigrantisches Nein zur Kündigungsinitiative am 27. September und eine offensive und eigenständige linke Politik zur Personenfreizügigkeit darüber hinaus.

Grenzerfahrungen – Ein Bericht einer postmigrantischen Schweizerin

mercoledì, 1. luglio 2020

Da Lucia Aguilar, Mitglied INES Institutsleitung, redigiert von Christoph Damke, Maria-Cecilia Quadri und Tarek Naguib.

 

Seit dem 15. Juni sind die Grenzen in Europa wieder geöffnet. Ein Rückblick einer postmigrantischen Schweizerin, die während Corona von Costa Rica über die Schweiz bis nach Hamburg gelangt ist.

Schwarzenbach geht uns alle an! Gedanken zu einer vielstimmigen, antirassistischen Erinnerungspolitik

venerdì, 26. giugno 2020

Da Rohit Jain

 

Die Schweiz hat sich von der Black Lives Matter-Bewegung und der davon ausgelösten Rassismus-Debatte überraschen lassen. Dass die Black Lives Matter-Bewegung mit dem Gedenktag an die Ablehnung der Schwarzenbach-Initiative vor 50 Jahren zusammenfällt, ist Zufall und Glücksfall zugleich: Das erste Mal seit den Protesten gegen das Gastarbeiterregime zwischen den späten 1960er und frühen 1980er Jahren finden wieder Massenproteste gegen Rassismus statt, die die Gesellschaft durchschütteln. Wie lässt sich eine kritische Erinnerung an das Gastarbeiterregime als Ausgangspunkt nehmen, um historische Schuld verantwortungsvoll und nachhaltig aufzuarbeiten und eine vielstimmige, antirassistische Demokratisierung zu stärken?

Für alle Menschen, die hier leben und die noch kommen werden

lunedì, 15. giugno 2020

Da INES Institut Neue Schweiz

 

Seit George Floyd durch rassistische Polizeigewalt in den USA ums Leben gebracht wurde, ist die Solidarität mit der Black Lives Matter-Bewegung auch in der Schweiz deutlich spürbar, in öffentlichen Debatten, auf der Strasse und persönlichen Gesprächen. Das Institut Neue Schweiz (INES) solidarisiert sich mit diesen Protesten und dem Kampf gegen einen spezifischen anti-Schwarzen Rassismus.

memleket Folge 4: Carlos Ortega

venerdì, 13. marzo 2020

Da Christoph Keller & Ugur Gültekin

 

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memleket - stimmen der neuen schweiz

venerdì, 21. febbraio 2020

Da Christoph Keller & Ugur Gültekin

 

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«Stadt-für-alle»-Aktion vor der Fachhochschule St. Gallen

lunedì, 11. novembre 2019

Da Mardoché Kabengele

 

Copyright: Dani Fels

Eine Ostwind-Initiative in Anlehnung an die Urban Citizenship-Debatte in anderen Städten der Schweiz.

Hautverdächtig – Rassistische Polizeikontrollen auf der Anklagebank

giovedì, 16. maggio 2019

Da Mohamed Wa Baile und Ellen Höhne

 

»Hautverdächtig« ist die theatralische Dokumentation und Reinszenierung eines Schweizer Gerichtsfalls zu Racial Profiling, der im Jahr 2015 begann und mittlerweile vor dem Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte anhängig ist. Dieser experimentelle Text bringt die institutionalisierte Diskriminierungspraxis der Polizei ans Licht, in der täglich Menschen verdächtigt, willkürlich aufgehalten und als Rassisierte ausgeschlossen werden.

FRINES @KinoimKocher
22.agosto 2020 18:00 – 23:30

 

Memleket - Stimmen der Neuen Schweiz: Folge 7!

venerdì, 25. settembre 2020

Da Stimmen der Neuen Schweiz

 

memleket - stimmen der neuen schweiz.

Folge 7 des INES-Podcasts memleket: Hier wird jener Teil der Schweiz hörbar, der heute noch nicht wirklich wahrgenommen wird. Hier spricht die plurale, diverse Schweiz mit Migrationsvordergrund, eine, die eine andere Sicht auf die Welt hat.

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Da Sara Winter Sayilir von Surprise

 

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Da Stimmen der Neuen Schweiz

 

Ylfete Fanaj

Am 23. Juni wurde Ylfete Fanaj zur höchsten Luzernerin gewählt, sie ist neu Präsidentin des Kantonsrats. Wir gratulieren Ylfete Fanaj zu ihrem Erfolg und drucken hier mit ihrer Erlaubnis ihre starke und wichtige Rede zur Wahlannahme ab.

memleket - stimmen der neuen schweiz: Mardoché Kabengele

venerdì, 19. giugno 2020

Da Stimmen der Neuen Schweiz

 

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Mardoché Kabengele: Folge 6 unseres Podcasts "memleket" ist online!

#DeepDiversity

LETTERA APERTA AL CONSIGLIO FEDERALE DELLA SVIZZERA: LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE IN TEMPO DI CRISI A CAUSA DEL CORONAVIRUS NON DEVONO METTERE A REPENTAGLIO IL PERMESSO DI RESIDENZA E LA NATURALIZZAZIONE - ANCHE IN QUESTO CASO SIAMO SOLIDALI!

venerdì, 1. maggio 2020

Da INES Istituto Nuova Svizzera

 

La pandemia del coronavirus non è solo una crisi sanitaria, ma anche sociale ed economica. Molte persone sono minacciate dalla disoccupazione, dipenderanno dall'aiuto sociale e dovranno indebitarsi, anche in Svizzera. Ciò ha enormi conseguenze finanziarie e sociali, ma anche - cosa che molti non sanno - legali. Il criterio dell'"integrazione economica" svolge un ruolo decisivo nelle decisioni relative al permesso di residenza e alla naturalizzazione. La pandemia del coronavirus è quindi una minaccia esistenziale per molte persone. Ciò riguarda potenzialmente un quarto della popolazione residente che non ha la cittadinanza svizzera, ma che sostiene e contribuisce a costruire il paese quotidianamente.

Tradition und Identität im Kontext postkolonialer Verstrickungen

venerdì, 6. marzo 2020

Da Halua Pinto de Magalhães

 

"Protestdemo" von FasnächtlerInnen - August 2018 (Quelle: Tageswoche, Hans-Jörg Walter)

Aufgrund des Corona-Virus wurde dieses Jahr unter anderem die Basler Fasnacht abgesagt. Die Kritik der antirassistischen Bewegung an der Fasnacht bleibt. Es stellt sich insbesondere immer noch die Frage, weshalb diese sogenannten Traditionen sowohl bei ihren Kritikern, als auch bei eingeschworenen FasnächtlerInnen so viele Emotionen auslösen. Halua Pinto de Magalhães sucht auf dem INES Blog „Stimmen der Neuen Schweiz“ nach antworten.

"Ich bin Secondo, also bin ich."

martedì, 21. gennaio 2020

Da Uğur Gültekin

 

Samir und Ugur Gültekin.

Der Filmemacher Samir und Uğur Gültekin (INES-Institutsleitung und Journalist) tauschen sich in diesem postmigrantischen Generationengespräch über das Erwachsenwerden in unterschiedlichen Jahrzehnten aus. Dabei entdecken sie Gemeinsamkeiten, blicken auf hoffnungsspendende Momente zurück und werden über den Fakt überrascht, dass sie ohne sich zu kennen, durch die Arbeit des anderen empowert wurden.

«Für Hunde und Italiener verboten» - Ein Gespräch mit Angelo Maiolino

lunedì, 15. luglio 2019

Da Tarek Naguib

 

Angelo Maiolino war Dozent und wissenschaftlicher Assistent am Lehrstuhl für politische Philosophie der Universität Zürich. Gegenwärtig arbeitet der Familienvater als Gymnasiallehrer an einer Zürcher Kantonsschule. Im Jahr 2011 hat er das Buch „Als die Italiener noch Tschinggen waren“ im Rotpunktverlag publiziert. Drei Jahre später erschien seine Doktorarbeit mit dem Titel „Politische Kultur in Zeiten des Neoliberalismus“ im Transcript Verlag. Tarek Naguib hat Angelo Maiolino getroffen und mit ihm zurückgeschaut auf die Schwarzenbach-Initiative und die Lebensrealitäten von italienischen Gastarbeitern in der Schweiz und gefragt was diese Erfahrungen für die Gegenwart und die Zukunft der Migrationsgesellschaft Schweiz bedeuten.

Do the Right Thing! #NeueSchweiz im Kino im Kocher

mercoledì, 9. settembre 2020

Da Friends of INES aka FRINES, Mardoché Kabengele

 

Am 22. August zeigte das gratis Openairkino „Kino im Kocher“ den Film „Do the Right Thing vom Schwarzen* Regisseur, Produzenten und Schauspieler Spike Lee. Sie wollten für das diesjährige Event eine klare Position gegen Polizeigewalt und strukturellen Rassismus beziehen. Das Institut Neue Schweiz (INES) und sein Förderverein Friends of INES (FrINES) waren mit einer Eröffnungsrede von Mardoché Kabengele und Lucia Aguilar und einem Stand vor Ort.

INES